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Travolto dagli scandali, Jacob Zuma si dimette

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Questo contenuto è stato pubblicato il 15 febbraio 2018 - 13:19
tvsvizzera.it/mar con RSI (TG del 15.2.2018)

Da settimane vacillava e mercoledì sera ha gettato definitivamente la spugna: il presidente sudafricano si è dimesso con effetto immediato.

L'annuncio delle dimissioni è giunto alla vigilia di un voto di sfiducia in parlamento, previsto oggi, che avrebbe dovuto sancire la revoca del mandato al 75enne Zuma.

Contestato dal suo stesso partito, l'African National Congress (Anc) e indebolito dagli scandali e dalle polemiche, Jacob Zuma, da nove anni al potere, sarà sostituito dal vicepresidente Cyril Ramaphosa, 65 anni. Il nuovo presidente sarà eletto nel pomeriggio dal parlamento.

In un discorso televisivo di una trentina di minuti, Zuma ha deplorato che l'Anc abbia fatto di tutto per spingerlo verso l'uscita, dopo l'elezione di Ramaphosa alla testa del partito il dicembre scorso, affermando però nel contempo che si sarebbe piegato alle sue esigenze. Da martedì l'Anc chiedeva infatti le sue dimissioni.

"Per questa ragione ho deciso di dimettermi con effetto immediato dalla presidenza della Repubblica", ha dichiarato.

Qualche ora prima dell'annuncio, la polizia aveva effettuato delle perquisizioni nella casa della famiglia Gupta, una ricchissima famiglia di origine indiana accusata di avere approfittato dei suoi legami con Zuma e di essere al centro delle vicende di corruzione che hanno costellato la presidenza del dimissionario.

Eletto per la prima volta alla testa dello Stato nel 2009, poi riconfermato nel 2014, Zuma è da anni coinvolto in numerosi scandali scoppiati nella nazione 'arcobaleno' auspicata da Nelson Mandela. Finora aveva però resistito a varie mozioni di sfiducia.

Ramaphosa già da venerdì?

Le dimissioni sono state accolte con un sospiro di sollievo dall'Anc. "È una decisione che dà certezze al popolo sudafricano in un momento in cui le difficoltà economiche e sociali del paese necessitano di una risposta urgente e risoluta", ha dichiarato la vicesegretaria generale dell'Anc, Jessie Duarte.

Ex sindacalista riconvertitosi in uomo d'affari, all'inizio degli anni '90 Cyril Ramaphosa è stato capo negoziatore dell'Anc nelle discussioni coi dirigenti bianchi dell'Apartheid che hanno portato alla fine della segregazione razziale.

Definito un uomo di compromesso, Ramaphosa incarna la speranza di vedere almeno in parte colmato il fossato tra le comunità nere e bianca, diventato più profondo dall'arrivo al potere di Zuma.

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