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Strage di Bologna, due testi svizzere

Dopo 40 anni le indagini sull'esplosione alla stazione felsinea non sono finite. Keystone / Rohlen

L'ex cassiera di Licio Gelli e la giudice ginevrina Alix Francotte Conus hanno testimoniato nel nuovo processo sui mandanti dell'attentato dell'agosto 1980.

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 settembre 2021 - 22:06
Elena Borromeo e Thomas Paggini, Rsi

“È difficile per me oggi rivangare quei vecchi e brutti ricordi. Dopo questo, sono quasi caduta in depressione. Ho fatto molti sforzi per dimenticare tutto”. A oltre 40 anni dalla strage di Bologna, l’ex funzionaria dell’UBS di Ginevra fatica a ricordare alcuni dettagli, ma su alcuni punti risponde puntualmente a magistrati e avvocati.

La donna, una cittadina svizzera oggi 78enne, mercoledì è stata ascoltata come testimone nel nuovo processo sui mandanti della strage del 2 agosto 1980. Le indagini riaperte due anni fa dalla magistratura bolognese sono ruotate attorno al ruolo di Licio Gelli e ai flussi di denaro partiti dalla banca ginevrina: soldi che secondo l’accusa sarebbero serviti a finanziare gli esecutori dell’attentato alla stazione in cui morirono 85 persone e altre 200 rimasero ferite.

“Ricordo benissimo il giorno dell’arresto di Gelli”, afferma la donna che all’epoca dei fatti si occupava personalmente di gestire il conto corrente dell’ex capo della P2. Dopo lo scoppio dello scandalo legato alla loggia massonica in Italia, la donna subì delle conseguenze sul lavoro: “Da un giorno all’altro non ero più con la clientela, ma nell’amministrazione”, ricorda raccontando di essere stata accusata di “ingenuità e mancata vigilanza”.

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All’ex funzionaria è stato anche chiesto di spiegare il funzionamento dei conti correnti in codice, che venivano utilizzati quando un cliente voleva apparire con un nome diverso nelle transazioni bancarie. Un sistema che permetteva di tenere nascosto il nome dell’intestatario, come nel caso del misterioso conto denominato “Federico”, su cui sono confluiti i versamenti di Umberto Ortolani, un ex banchiere presunto finanziatore della strage.

Proprio in relazione a questo conto, la donna ha indicato per la prima volta il presunto titolare: si tratta di Arrigo Lugli, un altro personaggio legato a Gelli e alla P2. "Per noi è un risultato di eccezionale importanza", ha commentato il procuratore Umberto Palma.

Nell’udienza di mercoledì davanti alla Corte d’Assise è stata chiamata a testimoniare anche la giudice ginevrina Alix Francotte Conus, che negli anni '90 amministrava una società aperta nel 1979 da uno dei presunti organizzatori della strage di Bologna, l'allora dirigente dei servizi segreti Federico Umberto D'Amato. "Non ricordo chi mi avesse chiesto di intraprendere l'attività - ha detto in videocollegamento - per me non era un grande problema, quella società era unicamente proprietaria di un appartamento a Parigi".

La strage alla stazione e la pista svizzera 

Il 2 agosto del 1980 una bomba posizionata nella sala d’attesa della stazione di Bologna provocò la morte di 85 persone (tra cui una cittadina svizzera). Per quasi 40 anni, quello che è stato il più grave attentato terroristico della storia recente d’Italia è rimasto senza responsabili. Ad essere condannati in via definitiva, infatti, sono stati tre esponenti di gruppi armati di estrema destra quali esecutori materiali, ma non sono mai stati trovati i mandanti. Due anni fa, però, la procura di Bologna ha riaperto le indagini. Decisivi ai fini dell’inchiesta sono stati alcuni elementi ottenuti tramite richieste di assistenza giudiziaria in Svizzera. Le commissioni rogatorie presentate dagli inquirenti italiani all’Ufficio federale di giustizia tra il 2018 e il 2019 sono state una decina. Le indagini sono ruotate attorno ad alcuni documenti sequestrati nel 1982 dalle autorità elvetiche a Licio Gelli, già condannato per depistaggio proprio in relazione alla strage di Bologna. L’obiettivo dei magistrati bolognesi, che durante questi due anni si sono recati anche a Berna, era risalire ai flussi di denaro che dai conti del Venerabile sarebbero arrivati a chi ha piazzato materialmente la bomba.

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