Navigation

Sottoposto a riesame il processo a Dante

Dante così come dipinto a Orvieto. Keystone / Gianluigi Basilietti

Un gruppo di esperti, storici e giuristi, ha iniziato venerdì il riesame delle carte del processo a Dante Alighieri. Lo scopo, a 700 anni dalla morte del poeta, è stabilire se quella sentenza pronunciata in contumacia che lo costrinse all'esilio da Firenze -l'alternativa sarebbe stata il rogo- non sia stata frutto di un procedimento politico.

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 maggio 2021 - 21:00

"Il processo del 1302 fu conforme alle regole del tempo oppure no? Le imputazioni gravissime che erano mosse contro Dante Alighieri, come baratteria, corruzione e reati di natura politica, avevano un qualche fondamento?" A queste domande, poste dall'avvocato fiorentino Alessandro Traversi -promotore della revisione- cercherà di rispondere un gruppo di esperti, che confronterà le sentenze conservate presso l'Archivio di Stato di Firenze con gli statuti fiorentini, ovvero la legge del periodo. Perché?

dal Libro del chiodo, Archivio di Stato di Firenze, 10 marzo 1302: "Alighieri Dante è condannato per baratteria, frode, falsità, dolo, malizia, inique pratiche estortive, proventi illeciti, pederastia, e lo si condanna a 5000 fiorini di multa, interdizione perpetua dai pubblici uffici, esilio perpetuo (in contumacia), e se lo si prende, al rogo, così che muoia".

End of insertion

Al tempo di Dante, che in seno al comune di Firenze rivestì la carica di priore, la lotta politica non era soltanto tra guelfi e ghibellini ma anche intestina: c'era la fazione dei guelfi bianchi, cui apparteneva il poeta, e quella dei guelfi neri, sostenuta dalla curia papale e cui è riconducibile il giudice che emise le sentenze di condanna. Da qui il sospetto che possano essere state frutto di strumentalizzazione.

D'altra parte, spiega al Radiogiornale della Radiotelevisione svizzera RSI l'avvocato Traversi, "all'epoca non esisteva la separazione dei poteri: il giudice, Cante dei Gabrielli, era il podestà di Firenze, di parte guelfa nera". I processi furono sì "regolari, ineccepibili dal punto di vista della procedura", ma quando tra le accuse si legge di un Dante "ghibellino e ribelle", prosegue Traversi, si può certamente dire che l'accusa fu frutto di strumentalizzazione politica.

Contenuto esterno

La notizia riportata anche dal TG della RSI.

Contenuto esterno

tvsvizzera.it/ri con RSI (Radiogiornale e TG del 21.05.2021)

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: tvsvizzera@swissinfo.ch

I commenti a questo articolo sono stati disattivati. Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo tvsvizzera@swissinfo.ch.

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.