Sci e pandemia Fatturato in calo di un quarto per le stazioni di sci grigionesi

sciatori con mascherina

Le condizioni sono ottime, ma come prevedibile gli sciatori - soprattutto dall'estero - non sono accorsi in massa sulle piste svizzere.

Keystone / Gian Ehrenzeller

Dall'inizio della stagione sino a fine novembre, il fatturato degli impianti di risalita grigionesi è diminuito del 22,8%. Lo ha indicato sabato l'associazione ombrello del settore stilando un primo bilancio.

Contrariamente a quanto accaduto in Francia, Germania o Italia, la maggior parte delle stazioni sciistiche svizzere è potuta rimanere aperta durante il periodo festivo. Come prevedibile, però, date le misure di sicurezza e le restrizioni in vigore, il numero di sciatori non è paragonabile a quello degli anni scorsi.

In un primo bilancio stilato sabato, la Bergbahnen Graubünden (BBGR), l'associazione ombrello degli impianti di risalita del Cantone Grigioni, ha indicato che il numero delle persone trasportate dall'inizio della stagione sino a fine dicembre è diminuito del 17% e il fatturato del 22,8%.

La flessione, si legge nel comunicato, si spiega con la decisione di limitare la vendita di giornaliere per non sovraffollare le piste. Nonostante il calo degli introiti, l'organizzazione è convinta che mantenere aperti i comprensori sciistici durante le vacanze sia stata una soluzione equilibrata, sia per la salute degli ospiti che per l'economia cantonale.

Secondo il presidente di BBGR, Martin Hug, gli impianti di risalita sono tornati al livello di un anno con poca neve, dopo due inverni positivi.

Nel servizio, il reportage della Radiotelevisione Svizzera da Laax:

tvsvizzera.it/mar/ats con RSI (TG del 2.1.2021)

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