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Salari minimi di 2'900 euro? “Troppo bassi in Ticino”

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Questo contenuto è stato pubblicato il 04 febbraio 2018 - 10:30
tvsvizzera/spal con RSI (Falò dell'1.2.2018)

L’iniziativa sul salario minimo, accettata alle urne nel giugno del 2015, è stata quella che insieme a “Prima i nostri” ha movimentato maggiormente il panorama politico nel Canton Ticino.

Dopo due anni il governo cantonale ha provveduto, a inizio novembre, a fissare i parametri della remunerazione al di sotto della quale non si potrà andare. La proposta di legge prevede una retribuzione tra i 18,75 e i 19,25 franchi all’ora a seconda del ramo professionale, che equivale a un salario mensile tra i 3'372 e i 3'462 franchi (circa, rispettivamente, 2'910 e 2'988 euro).

La misura, che era stata avanzata dai Verdi, mirava a prevenire fenomeni di dumping salariale e a scoraggiare l’afflusso di lavoratori frontalieri sul mercato del lavoro ticinese, che si trova esposto alla concorrenza lombarda.

Ma le cifre definite dal governo scontentano soprattutto i sindacati che le ritengono inadeguate. E sul fronte opposto sono numerosi gli imprenditori che criticano la regolamentazione di una materia che vorrebbero lasciare alla libera contrattazione.

La parola spetta ora al parlamento cantonale, che potrebbe apportare delle correzioni all’impianto delineato da Bellinzona. Ma intanto il dibattito in Ticino resta acceso.

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