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Salari, si allarga il divario tra Ticino e resto del paese

I divari a livello regionale tra lavoratori in Svizzera si ampliano. Keystone / Jean-christophe Bott

In dieci anni si è ulteriormente allargato il divario dei salari tra Ticino e resto della Svizzera dove i datori di lavoro continuano ad essere i meno generosi con i loro dipendenti e, in particolare tra le donne e i frontalieri che percepiscono remunerazioni inferiori rispetto all'altro genere e ai residenti.

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 giugno 2022 - 09:45
tvsvizzera.it/spal

Nulla di nuovo ma ora lo studio condotto dall'Ufficio di statistica ticinese (Ust) - Struttura ed evoluzione dei salari in Ticino -, sulla scorta dei dati rilevati a livello federale, offre un quadro aggiornato e più dettagliato della realtà a sud delle Alpi, in particolare riferita all'evoluzione del mercato del lavoro dal 2010 al 2020.

L'indagine, che prende in considerazione campioni omogenei di lavoratori nell'arco di tempo considerato – vale a dire la quota di salariati che ha mantenuto in dieci anni la medesima distribuzione e struttura – cerca di individuare l'origine dei cambiamenti nelle retribuzioni.

Divergenze a livello regionale

E le conclusioni, ancora una volta, sono significative. Balza immediatamente all'occhio il salario mensile lordo mediano ticinese nel settore privato pari a 5'203 franchi (circa 5'150 euro), di oltre 1'700 franchi inferiore a quello percepito nella regione di Zurigo, la più munifica della Confederazione (6'908 chf, 6'838 euro).

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Il criterio del salario mediano, che divide la metà dei lavoratori meglio retribuiti dalla metà peggio retribuita, è preferito a quello di salario medio poiché non dipende dai valori estremi che possono alterare l'interpretazione corretta dei dati. 

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Inoltre, lo stipendio standardizzato lordo ticinese risulta inferiore del 18,2% a quello nazionale (6'362 chf, 6297 euro) mentre dieci anni prima lo era "solo" del 15,5% (5'933 chf in Svizzera e 5'025 chf in Ticino nel 2010).

Detto altrimenti, il salario mediano svizzero ha registrato una crescita del 7,2% pari a 428 franchi mentre a sud delle Alpi l'aumento è stato più contenuto (+3,7% pari a 188 chf). Scomponendo le sottocategorie delle retribuzioni, indica lo studio pubblicato dall'Ufficio di statistica cantonale, emerge che gli aumenti più significativi sono nei livelli salariali estremi, rispetto a quelli centrali (mediani), e questo indica un aumento delle diseguaglianze.

La distanza tra il decimo di stipendi più bassi (decimo percentile p10) e quello mediano (p50) in Ticino "è diminuita da 1'816 franchi nel 2010  a 1'754 franchi nel 2020", scrivono i ricercatori Maurizio Bigotta e Vincenza Giancone dell'Ust mentre quella tra la mediana e il decimo più elevato (p90) "è aumentata nell'arco dello stesso decennio da 3'559 e 4'437 franchi".

L'incremento descritto dei salari non è però del tutto uniforme e vede alcuni gruppi di dipendenti penalizzati, in particolare - come anticipato - donne e frontalieri.

I salari delle donne sono aumentati di più

Risultati in chiaroscuro riguardano innanzitutto le remunerazioni divergenti tra generi. Va subito detto che se i livelli salariali delle donne restano più bassi, queste hanno visto incrementare il salario mediano dal 2010 al 2020 in misura maggiore rispetto ai colleghi uomini, riducendo così, da questo punto di vista, il divario tra sessi. Ma anche qui il dato scomposto introduce diverse interpretazioni.

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L'incremento per metà delle dipendenti femminili di 446 franchi (+10,5%) rispetto a quello più contenuto degli uomini (+84 chf, +1,6%) è da attribuire direttamente all'andamento congiunturale (+6,6%) - in particolare sui suoi effetti sui livelli salariali generali - e meno a variazioni nella composizione della manodopera (+3,9%). Ma gli incrementi per le donne sono evidenti soprattutto nelle retribuzioni più basse (+486 chf, +17,4%) – il cosiddetto decimo percentile p10 – a fronte di una sostanziale stagnazione in questa frazione per gli uomini. Entrambi i sessi vedono importanti incrementi nel decimo dei salari più elevati -+12,4% per gli uomini e +11,0% per le donne.

Ma restano importanti divari: i salari mediani femminili nel settore privato ticinese nel 2020 erano del 13,9% inferiori a quelli maschili (4'718 chf lordi contro 5'482 chf) e le differenze si ampliano fino al 24% nelle classi elevate degli stipendi (novantesimo percentile p90). Questo significa che un salariato su dieci riceve un salario superiore a 10'543 franchi (10'436 euro) mentre per le colleghe femminili di questa frazione la soglia scende a 8'009.

Per gli stranieri buste paga meno pesanti

L'indagine accenna anche alle disparità tra lavoratori che attengono al loro status di provenienza, fornendo un paio di interessanti indicazioni, che peraltro confermano valutazioni intuitive. Per svizzeri e svizzere e stranieri e straniere domiciliati/e (permesso C) gli aumenti decennali sono stati ben più marcati – rispettivamente del 9,0% e 9,2% - di quelli di cui hanno beneficiato dimoranti (permesso B) e frontalieri e frontaliere (+2,6% e +2,3%).

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Ma c'è di più: per gli stranieri, indipendentemente dal loro status (compresi quindi i residenti a tempo indeterminato), gli aumenti sono legati soprattutto a cambiamenti strutturali nella composizione della popolazione lavoratrice mentre per gli svizzeri e le svizzere è da attribuire in buona parte all'evoluzione reale dei salari. Tra le retribuzioni più basse ad avvantaggiarsi è in particolare la manodopera transfrontaliera (+15%) mentre tra quelle più elevate si distinguono i dipendenti con passaporto rossocrociato (+19,8%) e i domiciliati (+23,3%).

Lo studio accenna anche a possibili correlazioni tra livelli di istruzione elevati e incremento di manodopera transfrontaliera. A differenza delle persone con scarse qualifiche, per le quali i salari mediani si sono apprezzati del 2,8% in ragione della congiuntura economica, le retribuzioni dei dipendenti con formazione universitaria hanno marciato sul posto. Fenomeno che può essere spiegato con l'incremento della loro quota, dal 25,6% al 37,4%, nel segmento dei collaboratori con formazione terziaria.

Vi sono infatti ricerche (Bigotta, 2017) che rilevano come i frontalieri percepiscano, a parità di condizioni, stipendi inferiori ai residenti e quindi il loro aumento potrebbe comportare un abbassamento relativo dei salari tra i laureati. Un'altra causa che viene evocata è quella di un possibile "disallineamento" tra qualifiche professionali e funzione effettivamente svolta, dovuto all'occupazione crescente di impieghi che non richiedono particolare formazione da parte di salariati laureati o con istruzione equivalente.  

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