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Russia-USA: da Ginevra qualche segnale di disgelo

Un'altra Guerra fredda non è nell'interesse di nessuno, hanno convenuto Joe Biden e Vladimir Putin. Keystone / Peter Klaunzer

Vladimir Putin e Joe Biden hanno raggiunto un accordo per il ritorno dei rispettivi ambasciatori. Il vertice organizzato nella città svizzera ha forse permesso di calmare un po' le acque tra i due paesi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 16 giugno 2021 - 20:56
tvsvizzera.it/mar con agenzie

"Un'altra Guerra fredda non sarebbe nell'interesse di nessuno", ha dichiarato Joe Biden in conferenza stampa al termine dell'incontro a Ginevra con il suo omologo russo Vladimir Putin.

Dai colloqui non sono uscite decisioni clamorose e del resto nessuno se le aspettava. Il vertice è soprattutto servito ai due capi di Stato per "vedersi faccia a faccia", ha sottolineato l'inquilino della Casa Bianca, e per gettare le basi su come Stati Uniti e Russia si confronteranno in futuro. "Ho fatto quello per cui sono venuto", ha proseguito Biden.

È sicuramente troppo prematuro parlare di disgelo, ma dai colloqui durati circa tre ore e mezza sono arrivati alcuni segnali positivi. Biden e Putin hanno raggiunto un accordo per il ritorno dei rispettivi ambasciatori e hanno riaffermato "il principio secondo cui una guerra nucleare non può essere vinta e non deve essere mai combattuta", come si legge in una dichiarazione congiunta.

Vladimir Putin, che ha organizzato un'altra conferenza stampa prima di Biden, ha parlato di incontro "costruttivo": "Non c'è stata alcuna animosità […]. È stata una discussione franca e diretta. Su molte questioni le nostre valutazioni differiscono, ma entrambi abbiamo mostrato il desiderio di capirci e di avvicinare le nostre posizioni".

Il presidente russo - che è rimasto solo poche ore nella città sulle rive del Lemano - ha aggiunto che è difficile dire se le relazioni tra Mosca e Washington miglioreranno dopo questo vertice, ma c'è un "barlume di speranza" per costruire una fiducia reciproca.

Putin ha anche sottolineato di essere rimasto soddisfatto - senza fornire ulteriori dettagli - dalle spiegazioni del suo omologo che in marzo lo aveva definito un "killer".

Gran parte dei colloqui si sono focalizzati sul controllo delle armi e sugli attacchi informatici, ha spiegato Joe Biden. In particolare, il presidente statunitense ha reso attento Putin sull'imperativo di non prendere di mira infrastrutture critiche, in riferimento all'attacco informatico subito dall'operatore di oleodotti Colonial Pipeline. Attacco che Washington imputa ad hacker russi. "A Putin ho dato una lista di 16 infrastrutture critiche" che devono essere off-limit da ogni forma di attacco, ha sottolineato l'inquilino della Casa Bianca.

La cronaca della giornata e le analisi nel telegiornale della RSI:

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Diritti umani

Biden ha pure avvertito Putin che se l'oppositore Alexei Navalny dovesse morire, le conseguenze per la Russia sarebbero "devastanti".

Ed è proprio nell'ambito dei diritti umani che le divergenze tra i due capi di Stato sembrano aver provocato non pochi attriti.

Rispondendo a una domanda proprio su Navalny, Putin ha detto che "questa persona sapeva di violare una legge russa e ha compiuto diverse volte lo stesso reato". Il presidente russo si è poi chiesto se Washington non utilizzi due pesi e due misure riguardo appunto alla questione dei diritti umani, evocando Guantanamo e l'arresto dei sostenitori di Donald Trump dopo l'assalto al Campidoglio. Un paragone definito "ridicolo" da Joe Biden, il quale ha sottolineato che gli Stati Uniti continueranno a sollevare la questione dei diritti umani "poiché sono nel nostro DNA".

Complimenti alla Svizzera

Il vertice è stato anche l'occasione per la diplomazia elvetica di incontrare due dei principali attori della scena internazionale mondiale.

Dopo aver avuto dei colloqui con Joe Biden, il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha discusso con Vladimir Putin, che ha ringraziato la Svizzera e Ginevra per l'ospitalità e "l'eccellente piattaforma".

Putin e Parmelin hanno poi iniziato i colloqui bilaterali a porte chiuse insieme ai ministri degli esteri Ignazio Cassis e Sergei Lavrov. Il consigliere federale ha voluto parlare con Putin della sicurezza in Europa e del rafforzamento del livello multilaterale con il Consiglio d'Europa e dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).

La Svizzera mirava a un "dialogo critico-costruttivo" con la Russia per rafforzare le relazioni. Secondo la parte svizzera "esiste un "grande potenziale" nello scambio economico. Circa 200 imprese svizzere sono attive sul mercato russo secondo Putin. "Abbiamo molte possibilità di collaborazione", ha detto.





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