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Doping, ammissioni da Mosca "ma Putin non sapeva"

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Questo contenuto è stato pubblicato il 28 dicembre 2016 - 16:23
tvsvizzera/spal in collaborazione con RSI

La Russia avrebbe ammesso per la prima volta “una vasta operazione di doping sugli atleti” che non si sarebbe limitata alle Olimpiadi invernali di Sochi del 2015.

Lo ha riportato il new York Times che cita interviste con alti funzionari della federazione di Mosca, tra cui Anna Antselovich, responsabile ad interim dell’agenzia anti doping Rusada, che avrebbero riconosciuto “uno dei maggiori complotti della storia dello sport”. Secondo i dirigenti russi però il Cremlino non era a conoscenza della strategia messa in campo in vista dei principali eventi sportivi degli ultimi anni.

Più precisamente la dirigente riferisce di un vero e proprio “complotto istituzionale” di cui il governo non era assolutamente coinvolto attuato negli anni.

Da parte sua l’ex ministro dello Sport Vitaly Smirnov, chiamato dal presidente Vladimir Putin a riformare il sistema anti doping all’indomani degli ultimi scandali, ha affermato che “abbiamo fatto tanti errori”.           

Il servizio del NYT ha avuto un’immediata eco sui media di tutto il mondo e ben presto sono giunte le precisazioni e le smentite, a partire dal portavoce del Cremlino Dmitri Peskov secondo cui bisogna verificare “l’attendibilità di queste frasi” e capire in “quale contesto siano state pronunciate”.

In una nota l’agenzia anti doping Rusada precisa che le parole della direttrice “sono state distorte e estrapolate dal contesto” mentre l’attuale ministro dello Sport Pavel Kolobkov ha evidenziato che “il titolo (del NYT) non corrisponde affatto al contenuto dell’articolo” e in ogni caso la direttrice ad interim dell’agenzia anti doping Anna Antseliovich "non è un funzionario pubblico e la Rusada non è un ente statale".

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