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La politica umanitaria svizzera non cambia

Le critiche del consigliere federale Ignazio Cassis nei confronti dell'agenzia UNRWA dell'Onu per l'aiuto ai palestinesi hanno suscitato parecchio malumore alla sede centrale delle Nazioni Unite a New York. Ora replica la Confederazione: nessun cambiamento di rotta della politica umanitaria della Svizzera e del suo impegno nei confronti dell'agenzia dell'ONU per l'aiuto ai rifugiati palestinesi in Medio Oriente. 

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 giugno 2018 - 14:19
tvsvizzera.it/fra con RSI
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Alti rappresentanti dell'Onu e singoli Paesi, come Libano e Giordania, si sono rivolti alla missione elvetica presso il Palazzo di Vetro. Le dichiarazioni del capo della diplomazia svizzera sembrano mettere a repentaglio la candidatura elvetica ad un seggio nel Consiglio di sicurezza.

Alla metà di maggio il responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri, in un'intervista pubblicata da vari media, ha dichiarato che gli aiuti dell'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) ai profughi che da anni vivono nei campi in Giordania e Libano ostacolano la loro integrazione. Sostenendo l'Agenzia dell'Onu si mantiene viva la loro speranza di un ritorno e si alimenta il conflitto, ha detto Cassis.

Queste affermazioni a New York sono state percepite come una critica alla politica dell'Onu in Medio Oriente, la quale mira alla costituzione, accanto ad Israele, di uno Stato palestinese in cui i rifugiati possano fare ritorno.

Ora la risposta secca della Svizzera: l'impegno della Confederazione continua ed è sostenuto finanziariamente con più di 20 milioni di franchi all'anno fino al 2020. Poi si valuterà se continuare a sostenere finanziariamente o meno i campi profughi.



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