riforma penitenziaria Carceri sovraffollate, il governo frena sulle misure alternative


In Italia le carceri sono sovraffollate e, come ha ricordato la Corte europea dei diritti dell'uomo, servono misure urgenti ma il governo, che a inizio mese ha approvato preliminarmente tre decreti legislativi sull'ordinamento penitenziario, ha depotenziato la riforma messa a punto dall'ex ministro di Giustizia Andrea Orlando.

In particolare il nuovo gabinetto giallo-verde nella seduta del 2 agostoLink esterno ha cancellato, dopo i pareri contrari espressi anche a livello commissionale, l'estensione delle pene alternative al carcere anche ai detenuti con un residuo di pena fino a 4 anni, riducendo così le possibilità di scontare parte della condanna all'esterno.

A suo tempo la proposta era stata bollata come "l'ennesimo salva-ladri" da parte del leader della Lega Matteo Salvini e lo stesso ministro guardasigilli Alfonso Bonafede ha voluto precisare in questi giorni che l'esecutivo si appresta a riscrivere il provvedimento garantendo certezza della pena e inasprendo certe fattispecie penali a tutela delle vittime.

La via seguita per ottemperare alle censure della Corte europea dei diritti dell'uomo, critica sul sovraffollamento delle carceri italiane, sarà quella di costruire nuovi stabilimenti penitenziari. Niente amnistie, indulti o altri provvedimenti svuota-carceri all'orizzonte quindi, anche se resta allarmante la condizione dei detenuti stipati in strutture vecchie e inadeguate.

Sono infatti 58'506 i prigionieri censiti dal Ministero della GiustiziaLink esterno lo scorso 31 luglio a fronte di una capienza accertata di 50'624 posti (ma secondo altre fonti i posti disponibili non supererebbero le 45'000 unità).

Alcune altre disposizioni dell'impianto varato dal governo GentiloniLink esterno vengono comunque mantenute, in particolare quelle relative ai trattamenti sanitari (ricoveri all'esterno, terapie psichiatriche), così come la prevista semplificazione delle procedure e soprattutto la revoca delle misure alternative in caso di nuove condanne definitive. Intanto però nelle carceri italiane si continua a morire: sono infatti 34 i suicidi da inizio dell'anno.   

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