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Il presidente brasiliano accusato di corruzione

Michel Temer si è reso colpevole di corruzione passiva nell’ambito dello scandalo Petrobras, stando all’accusa del procuratore generale Rodrigo Janot. È la prima volta nella storia che un presidente brasiliano è oggetto di un'accusa formale presso la Corte suprema durante l'esercizio del suo mandato.

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Temer avrebbe tentato in particolare di comprare il silenzio del suo ex alleato politico Eduardo Cunha, ora in carcere, per evitare di vedersi coinvolto nell’inchiesta sui fonti neri Petrobras, una sorta di Mani Pulite brasiliana.

A incastrare Temer sono alcune registrazioni audio consegnate agli inquirenti dall’imprenditore e neo collaboratore di giustizia Joesley Batista, proprietario del gruppo Jbs, il colosso alimentare coinvolto nello scandalo della carne avariata.

I reati a carico del presidente sono “gravi”, ha precisato Janot, secondo cui, ammettendo pubblicamente di essersi visto con Batista fuori dall’agenda presidenziale nella sua residenza ufficiale a Brasilia, Temer avrebbe in pratica fornito una “confessione extragiudiziale”.

Il diretto interessato tuttavia nega ogni addebito e – secondo alcuni media – avrebbe già incaricato i propri avvocati di procedere per abuso d’ufficio contro Janot, accusandolo di volerlo condannare senza prove.

Come Dilma Roussef?

A partire da questo momento, spetterà alla Camera dei deputati decidere, con una maggioranza dei due terzi, se far proseguire il processo contro Temer davanti ai giudici supremi.

In caso affermativo, il presidente verrà sospeso dalle sue funzioni per un periodo che può durare fino a 180 giorni e durante il quale potrà a sua volta presentare la propria difesa.

Il procedimento è lo stesso seguito per l’ex presidente Dilma Rousseff, sottoposta a impeachment e poi deposta lo scorso agosto. All’epoca le subentrò proprio Temer, eletto nel 2014 alla vicepresidenza.

La delicata situazione giuridica di Temer rischia di aggravare ulteriormente la crisi politica e istituzionale in corso nel paese. Mentre si temono nuovi riflessi negativi anche sul mercato interno, con la ripresa che ancora stenta a decollare.

Anche per questo l’ex presidente social-democratico Fernando Henrique Cardoso (al governo dal 1995 al 2002) ha rivolto un appello a Temer affinché compia un passo indietro e indica elezioni generali anticipate rispetto a quelle ufficiali programmate per il 2018.

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