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L'omosessualità non basta per ottenere l'asilo

Anche se in Sierra Leone la legge vieta atti sessuali tra uomini, questa legge non è applicata nella pratica. Così un richiedente l'asilo omosessuale della Sierra Leone, che teme per la sua vita a causa del suo orientamento sessuale, deve comunque tornare a casa. Lo ha deciso la Corte europea dei diritti dell'uomo dando ragione alle autorità svizzere.

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 gennaio 2018 - 16:36
tvsvizzera.it/fra con RSI
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L'uomo è giunto in Svizzera nel 2012 e ha depositato una richiesta d'asilo. Ascoltato due volte dall'Ufficio federale della migrazione (divenuto poi Segreteria di Stato della migrazione), la sua domanda è stata respinta nel 2014.

Le autorità svizzere ritenevano poco convincenti le dichiarazioni del richiedente asilo relative alla sua omosessualità. L'uomo affermava anche di aver operato in una organizzazione LGBTI (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender e Intersessuali) nel suo Paese, affermazioni che la Segreteria di Stato della migrazione aveva definito stereotipe e artificiali.

L'uomo ha così chiesto il parere della Corte europea dei diritti dell'uomo. Oggi la sentenza. Strasburgo ha dato torto all'uomo sostenendo la decisione delle autorità svizzere secondo le quali un richiedente asilo omosessuale della Sierra Leone dovrebbe tornare nel suo Paese d'origine.

I giudici hanno ritenuto poco credibili le ragioni dell'uomo secondo cui in Sierra Leone sarebbe in pericolo a causa del suo orientamento sessuale.

Infine la Segreteria di Stato della migrazione stimava che ammesso che l'uomo sia realmente omosessuale non rischierebbe automaticamente di essere perseguito dal momento che la legge che vieta atti sessuali tra uomini in vigore in Sierra Leone non è applicata nella pratica.

Altro caso: educazione sessuale, niente dispense

Non bisogna concedere dispense ai bambini per le lezioni sull'educazione sessuale. È quanto sostiene la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, confermando una decisione in questo senso presa dalle autorità svizzere.

La corte è stata chiamata a pronunciarsi sul caso di una famiglia che nel 2011 aveva richiesto un esonero della figlia, che aveva allora 7 anni, dalle lezioni di educazione sessuale fino a quando sarebbe andata in seconda elementare.

Tutte le istanze hanno però sostenuto la decisione della scuola, nel cantone di Basilea Città, di non concedere tale esenzione. La Corte di Strasburgo, nella sua sentenza pubblicata oggi, ritiene che uno degli scopi di queste lezioni sia proteggere i bambini da aggressioni e abusi sessuali. Si tratta di un pericolo reale. La Corte sottolinea che un importante ruolo dell'educazione scolastica è quella di preparare i bambini alla realtà della società. In questo senso, la lezione offerta dal cantone di Basilea Città persegue uno scopo legittimo.

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