La televisione svizzera per l’Italia

Una stabilità precaria che dà un po’ d’ossigeno al Governo Conte

il candidato del centrosinistra Eugenio Giani attorniato da altre persone brinda
Il candidato del centosinistra Eugenio Giani può festeggiare: gli elettori lo hanno riconfermato alla testa della Toscana. Keystone / Claudio Giovannini

Il fallito assalto della Lega alla Toscana e il risultato meno deludente di quanto previsto dei partiti che sostengono il Governo Conte bis trovano spazio anche sulla stampa svizzera.

“La diga ha tenuto”, scrive il giornale svizzero francese Le Temps, ricordando che dopo l’Emilia-Romagna in gennaio, un altro bastione della sinistra italiana, la Toscana, ha resistito agli assalti della Lega. Per l’Aargauer Zeitung, “Matteo Salvini ancora una volta non ce l’ha fatta”.

Il risultato della Toscana, aggiunto a quello della Puglia e della Campania, dove i candidati del centrosinistra Emiliano e De Luca si sono imposti con facilità, non deve però occultare un aspetto: con la conquista delle Marche da parte del candidato di Fratelli d’Italia Acquaroli – che ha strappato al centrosinistra una regione che governava da 25 anni – il centrodestra controlla ormai 15 regioni su 20.

Nessuna “spallata all’Esecutivo”

“La destra […] ha rafforzato ancora un po’ il suo predominio” e non mancherà di far risaltare che la composizione del Parlamento nazionale non riflette più le aspirazioni e i desideri del popolo italiano, riassume la Neue Zürcher Zeitung, sottolineando che il Governo continuerà a trovarsi sotto il “fuoco ininterrotto della destra”.

Una constatazione ripetuta spesso dal leader della Lega e da Giorgia Meloni, “che però non basta a giustificare quella ‘spallata all’Esecutivo che Salvini invoca da tempo, confondendo le elezioni regionali con quelle politiche”, rileva il Corriere del Ticino.

Il risultato di queste ultime regionali, sottolinea dal canto suo Le Temps, dà comunque una boccata d’ossigeno al Governo Conte bis e “la stabilità precaria emersa dallo scrutinio ha il merito di rassicurare per il momento Bruxelles”, in vista dei dibattiti parlamentari sul piano di rilancio che l’Italia dovrà presentare all’Unione Europea. “Giuseppe Conte – scrive La Liberté – è il grande vincitore di questo turno elettorale. Non prendendo nessun rischio, l’avvocato è stato alla larga dagli scrutini regionali e ha sostenuto il referendum quasi sottovoce. La vittoria di Zingaretti, favorevole al Governo Conte, l’indebolimento del M5S e la crisi di leadership della destra rappresentano per lui un’assicurazione sulla vita per arrivare alla fine della legislatura”.

Una “mezza riforma”

Domenica e lunedì non si votava però solo per le regionali, ma appunto anche per il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari. La attesa vittoria del sì ha fatto gongolare Di Maio e i 5 Stelle. “Comprensibile” – scrive La Regione – poiché “segnare a porta vuota […] dà una certa soddisfazione a chi non può prendersene altre, si vedano i risultati degli stessi grillini nelle elezioni regionali che si sono tenute contestualmente al referendum”.

Il taglio dei parlamentari – rileva il Corriere del Ticino – rappresenta però “una mezza riforma, in quanto per rendere il sistema decisionale più efficiente manca in particolare un sistema elettorale in grado di assicurare chiare ed omogenee maggioranze dopo ogni voto. Ciò che è mancato all’Italia negli ultimi anni”. Per dare il via alla “stagione delle riforme” invocata dal segretario del PD Nicola Zingaretti non basta, insomma, tagliare il numero di parlamentari.

Per Le Temps, il risultato di questo referendum attesta perlomeno che gli italiani “hanno mostrato di essere capaci di trasformare il loro paese, accettando la riforma del Legislativo”.

Secondo la Neue Zürcher Zeitung, gli italiani hanno “sanzionato i loro politici”, anche se questa decisione non cambierà granché: i risparmi sono minimi, il sistema elettorale resta lo stesso e soprattutto il sistema bicamerale, “che spesso causa blocchi nell’iter legislativo”, non viene intaccato.

Per La Regione, al di là delle dichiarazioni a caldo rilasciate “a una selva di microfoni” su elezioni anticipate o quant’altro, tutti i partiti dovranno dar prova di chiarezza ed avere “l’onestà della riflessione”. “E tutti avranno da esercitarsi. Ai grillini, passata la sbornia da ‘taglio’ toccherà considerare il crollo inarrestabile che va avanti da più elezioni; al garrulo Renzi converrà chiedersi se una media di voti da Partito liberale alla fine della prima repubblica lo autorizza ancora a pretendersi king maker, al pettine dei berluscones arriverà il nodo di una impossibile successione a un ottuagenario stracotto; alla Lega risulterà inevitabile interrogarsi sulla presunta imbattibilità di Salvini; Meloni dovrà uscire dalla recita; e al PD toccherà risolversi tra identità e quella ‘responsabilità’ che lo ha inchiodato alle sorti di Giuseppe Conte quali fossero le proprie. Le riforme, che riempiono tante bocche, potranno attendere”.

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