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Qatar, non si placano le polemiche

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A sei mesi dal calcio d’inizio dei mondiali in Qatar, restano aperte alcune questioni organizzative e non si placano le polemiche su una manifestazione accusata di essere poco ecologica e di non rispettare i diritti umani.

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 maggio 2022 - 13:15
tvsvizzera.it/mrj

Mancano duecento giorni all’inizio del mondiale di calcio in Qatar, in programma il prossimo 21 novembre. Gli stadi sono già pronti, ma restano aperte alcune questioni organizzative e c’è chi denuncia la manifestazione per questioni ecologiche e per i dubbi sul rispetto dei diritti umani.

Otto stadi dotati di aria condizionata ospiteranno le partite: sette sono nuovi di zecca e uno è stato rinnovato.

Diversi punti organizzativi fanno discutere i fan, a partire dal prezzo dei trasporti, degli hotel e dei biglietti, che costano il 30% in più rispetto ai mondiali che si sono tenuti in Russia nel 2018.

C’è poi chi lancia appelli per boicottare la manifestazione, per questioni ecologiche, per i dubbi sul rispetto dei diritti umani e per le condizioni dei lavoratori stranieri arrivati in Qatar. Le ONG denunciano migliaia di decessi non chiariti avvenuti durante i lavori di preparazione.

Come se non bastasse, anche Gianni Infantino, presidente della FIFA, ha fatto dichiarazioni sui lavoratori che hanno partecipato alla costruzione che non sono piaciute. Sollecitato nei giorni scorsi sull’eventualità si indennizzare le famiglie dei migranti, provenienti soprattutto da India e Pakistan, ha detto: “Non dimentichiamoci di una cosa quando parliamo di questo tema. Quando dai lavoro a una persona, anche un lavoro duro, gli dai dignità e orgoglio, non fai la carità. E io sono orgoglioso del fatto che abbiamo cambiato le condizioni di vita per un milione e mezzo di persone”. Il riferimento è al salario minimo di 250 euro al mese introdotto in Qatar. Dichiarazioni che hanno generato polemiche, anche perché Infantino ha parlato di soli tre morti confermati nella costruzione degli stadi, contro i 6'000 denunciati da numerosi attivisti. “Seimila potrebbero essere i morti in altri cantieri, ma la FIFA non può essere il poliziotto del mondo e responsabile di tutto”, ha detto.

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