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Prezzi della benzina: Berna per ora non interviene

Molte autovetture svizzere optano sempre più spesso per il pieno nei Paesi confinanti. © Keystone / Martial Trezzini

Contrariamente ad altri Paesi limitrofi, la Svizzera non è per il momento intervenuta per fare diminuire il prezzo dei carburanti. La proposta della Commissione Europea di sottoporre a embargo il petrolio russo entro sei mesi potrebbe modificare la situazione.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 maggio 2022 - 21:04
tvsvizzera.it/mar

In Ticino i gestori delle stazioni di servizio chiedono allo Stato di intervenire per contenere il prezzo dei carburanti. Dopo che per anni, se non per decenni, hanno potuto trarre profitto da un prezzo più basso rispetto alla vicina Italia, in queste ultime settimane - con le riduzioni delle imposte sui carburanti decise dal Governo di Roma - la situazione si è invertita. Oggi sono le automobili con targa svizzera a varcare il confine per fare il pieno.

Le differenze di prezzo sono importanti, dell'ordine di 15-20 centesimi di euro al litro per la senza piombo, mentre per il diesel il divario è ancora più grande.

La situazione è simile in Francia, mentre in Austria il litro di senza piombo costa sui 1,70 euro, ossia 30-40 centesimi in meno rispetto alla Svizzera.

Non sono solo i 'semplici' consumatori a fare il pieno oltre confine. Le aziende attive nel settore dei trasporti fanno lo stesso. Ad esempio, come si può vedere nel servizio del TG qui sotto, la Giezendanner, una delle più grandi società in questo campo in Svizzera, ha emanato una direttiva molto chiara nella quale chiede espressamente ai suoi autisti di riempire il serbatoio all'estero.

Da più parti, quindi, si chiede al Governo federale di agire, ad esempio riducendo i dazi sui carburanti, distribuendo buoni oppure aiuti per coprire il rincaro non solo del carburante ma anche di materie prime.

Berna per ora si è limitata a istituire un gruppo di lavoro per valutare il da farsi.  

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La pressione rischia di diventare insostenibile per le autorità federali, soprattutto se nelle prossime settimane il prezzo del greggio dovesse continuare a salire.

Un'ipotesi tutt'altro che remota dopo che oggi la Commissione Europea, presentando il nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, ha proposto di instaurare un embargo sul petrolio russo entro i prossimi sei mesi.

Se la misura venisse attuata (tutto è ancora al condizionale, vista l'opposizione dell'Ungheria e le reticenze di altri Stati dell'Europa dell'est, che chiedono tempi più lunghi), la Svizzera verosimilmente si allineerebbe al provvedimento deciso da Bruxelles. Finora, infatti, Berna ha ripreso le sanzioni decise dall'UE. La misura avrebbe però un impatto relativamente minore sulla Confederazione, che non dipende in modo importante dalle importazioni di petrolio russo.

La sanzione si tradurrebbe però inevitabilmente in un ulteriore aumento del prezzo del greggio. In queste ore se ne è già avuto un primo assaggio con il rialzo del prezzo del barile.

In questo servizio, le nuove sanzioni proposte da Bruxelles e l'analisi del giornalista del Sole 24 Ore Beda Romano.

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