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La rabbia dei commercianti al confine

Malgrado l'abolizione della quarantena obbligatorio in Italia, molti commercianti d'oltre frontiera si ritengono tuttora penalizzati a causa del test obbligatorio. Keystone / Karl Mathis

A Lavena Ponte Tresa, l'assenza dei clienti svizzeri, che per molti esercizi rappresentava anche l'80% degli acquirenti complessivi, è ormai insostenibile.

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 maggio 2021 - 20:54

Il Governo italiano ha concesso negli scorsi giorni l'entrata nel proprio Paese anche senza dover sottostare a quarantena obbligatoria, come veniva invece richiesto in precedenza; per attraversare il confine rimane tuttavia necessario presentare un test negativo al CovidLink esterno. Un fattore, quest'ultimo che, a detta dei commercianti d'oltre confine, continua a scoraggiare gli acquirenti rossocrociati.

Il negozio della signora Cinzia Correra, ad esempio, sta perdendo gran parte degli incassi. "Io penso che abbiamo il 70-80% di clientela svizzera, speriamo che ritorni", racconta.
E una sorte simile è condivisa da altri commercianti che a Lavena Ponte Tresa - comune di 5'000 abitanti ma con un numero di negozi e servizi che corrisponderebbero a cittadine da 35'000 - hanno inscenato sabato un'azione di protesta per le mancate concessioni del Governo.

Il comune scrive a Roma

Il sindaco di Lavena Ponte Tresa, Mauro Mastromarino, ha di nuovo interpellato i rappresentanti politici a Roma e in Regione Lombardia. "Due azioni ci sono: una lettera inviata al Governo e la richiesta di un colloquio. Io spero che le mosse dei nostri rappresentanti regionali diano l'ultima spallata necessaria per far cadere queste restrizioni". Si spera in una risposta questa settimana: un'eccezione per la fascia di confine, in cui transitare per  in giornata senza test negativo o altri limiti.

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