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Più che raddoppiati i profughi annegati nel Mediterraneo

Migranti provenienti dall'Africa salvati nel Mediterraneo. Keystone / Kenny Karpov

Sono allarmanti i numeri diffusi dall'Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim) sul numero di profughi deceduti mentre tentavano di raggiungere l'Europa.

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 luglio 2021 - 21:01
Keystone-ATS/spal

Secondo le statistiche pubblicate in un nuovo rapporto, almeno 1'146 persone sono morte in mare nella prima metà del 2021. In sensibile aumento rispetto alle 513 vittime nello stesso periodo dell'anno scorso e alle 674 del 2019. La maggior parte dei decessi è stata registrata nel Mediterraneo (896) mentre circa 250 sono morti nel tentativo di raggiungere le Isole Canarie, nell'Oceano Atlantico.

In proposito l'Oim ha ribadito la richiesta agli Stati di adottare misure urgenti e proattive per ridurre la perdita di vite umane sulle rotte migratorie marittime verso l'Europa e per rispettare gli obblighi previsti dal diritto internazionale.

Per il direttore generale dell'organizzazione internazionale Antonio Vitorino "aumentare gli sforzi di ricerca e soccorso, mettere in atto meccanismi di sbarco prevedibili e garantire l'accesso a rotte migratorie sicure e legali sono passi chiave per raggiungere questo obiettivo".

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La maggior parte dei decessi nel primo semestre è stata registrata nelle acque mediterranee, che hanno visto aumentare del 130% le vittime, in particolare nel Mediterraneo centrale (741), regolarmente descritta dalle agenzie umanitarie come la rotta più pericolosa al mondo, seguita dal Mediterraneo orientale (149). Sei migranti sono invece morti cercando di raggiungere la Grecia via mare dalla Turchia.

Si tratta comunque di cifre sensibilmente inferiori alla realtà, sottolinea l'Oim, secondo cui "centinaia di casi di naufragi invisibili" sono segnalati da Ong che sono in contatto diretto con chi è a bordo o con le loro famiglie.

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