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Per i 150 anni dell'Aida, i tesori dell'opera accessibili sul web

L'Aida in scena alla Scala di Milano. Keystone / Rudy Amisano

Il celeberrimo spettacolo venne rappresentato per la prima volta al Cairo il 24 dicembre 1871. Ora, il Ministero italiano della Cultura ha lanciato la campagna #aida150.

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 dicembre 2021 - 16:35
tvsvizzera.it/MaMi con Keystone-ATS

Bozzetti delle splendide scenografie tra i grandiosi templi egizi, manifesti d'epoca come quello per la rappresentazione al Teatro di Macerata con la direzione di Arturo Toscanini nel 1988, figurini dei protagonisti dell'opera da Aida a Radames. Sono tanti i tesori raccolti e messi a disposizione del pubblico nella campagna digitale dal titolo #aida150 realizzata dal Ministero della Cultura in occasione del 150° anniversario dalla prima teatrale dell'Aida, opera drammatica di Giuseppe Verdi e Antonio Ghislanzoni andata in scena al Teatro Khediviale dell'Opera del Cairo il 24 dicembre 1871.

L'iniziativa proseguirà fino all'8 febbraio, data in cui, nel 1872, l'Aida andò in scena al Teatro alla Scala di Milano per la prima europea. Se è vero infatti che la prima assoluta si svolse sul palcoscenico del Cairo nel 1871, il compositore non diresse personalmente l'orchestra né enfatizzò mai quel debutto come l'effettiva première dell'opera. Fu invece la rappresentazione scaligera dell'8 febbraio 1872 quella che il cigno di Busseto ha sempre avuto maggiormente a cuore e su cui profuse il massimo impegno e grandi cure d'allestimento.

In mostra "Aida figlia dei due mondi"

Con questa campagna, che culminerà il 17 marzo 2022 con l'apertura della mostra "Aida figlia di due mondi" al Museo Egizio di Torino, il MiC ricorda entrambi i momenti, accompagnando il pubblico con un viaggio esotico nella misteriosa terra degli antichi faraoni attraverso bozzetti di scena, figurini di costumi, manifesti pubblicitari, documenti epistolari, abbozzi musicali e partiture operistiche. Alcuni di questi documenti d'archivio permettono di ricostruire il processo creativo che ha portato all'allestimento del capolavoro operistico, altri invece svelano gli aneddoti storici che hanno legato per sempre le città di Milano e del Cairo. Il poster della campagna è un'immagine simbolica: alcune testimonianze cartacee sono state digitalmente ritagliate e ricomposte per dar vita a un manifesto emblematico, un collage con i titoli dell'Aida così come questi apparivano sui documenti originali.

Dall'Archivio di Stato di Milano arriva un documento autografo che riporta la firma di Verdi, mentre sono dell'Archivio di Stato di Parma gli unici abbozzi musicali autografi del maestro che, sebbene possano a volte apparire poco decifrabili, rivelano tanto sul maestro e sul percorso che lo ha portato a dare vita all'Opera. Uno speciale contributo nella scelta dei documenti è arrivato da Fabrizio Della Seta, già professore nel Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali, Università di Pavia, sede di Cremona.

Manifesti, bozze e molto altro

Una significativa collaborazione è giunta dall'Archivio Storico Ricordi, che ha reso accessibile un immenso patrimonio di lettere personali, materiale iconografico e partiture per orchestra dell'omonima casa editrice specializzata in edizioni musicali che, tra i tanti progetti con teatri, musicisti e compositori, curò anche la pubblicazione di vari libretti operistici della Celeste Aida; da qui provengono i bozzetti di Girolamo Magnani realizzati per le scenografie della première milanese del 1872, i figurini con i fantasiosi costumi disegnati da Attilio Comelli per lo spettacolo del 1906, sempre a Milano, o ancora la corrispondenza epistolare tra alcuni degli "autori" dell'Aida come Giuseppe Verdi, la famiglia Ricordi, il librettista Antonio Ghislanzoni che lascia trapelare curiosi particolari risalenti al periodo di gestazione dell'opera.

Un altro importante contributo proviene dal Museo Salce di Treviso, casa dei manifesti pubblicitari d'epoca, conserva numerose locandine dell'Aida tra le più originali, realizzate a cavallo dei due secoli. E, ancora, l'Istituto Nazionale di Studi Verdiani di Parma, che ha preso parte alla campagna con i libretti operistici della prima del Cairo del 1871 in italiano, francese e arabo.

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