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Penuria di generalisti AAA Medici di famiglia cercasi

In Svizzera si calcola che attualmente mancano quasi 2'000 medici di famiglia. E le proiezioni non sono incoraggianti.

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intervista ad alberto chiesa

Non è certo una vita facile, quella dei medici di famiglia. Fra continue sollecitazioni, picchetti e margini ridotti per ferie e riposo, l’attività implica ritmi di lavoro particolarmente impegnativi. Gli stessi che certamente incidono sulla disponibilità, da parte delle giovani leve, a intraprendere questo percorso professionale. E intanto, a fronte di crescenti necessità sul territorio, la penuria di medici generalisti continua a farsi sentire.

Sono ormai passati più di 3 anni da quando il popolo plebiscitò un nuovo articolo costituzionale volto a promuovere l’accesso in Svizzera alle cure mediche di base. Si trattava del controprogetto a un’iniziativa depositata nel 2010 con più di 200’000 firme a sostegno, e poi ritirata. Ben l’88% dei votanti lo approvò, nel maggio del 2014, manifestando così un chiaro attaccamento alla funzione dei medici di famiglia. Ma a distanza di alcuni anni dall’esito di quella votazione, quanto sono cambiate, concretamente, le prospettive per la categoria?

Proiezioni preoccupanti

Non moltissimo, si direbbe, stando alle più recenti proiezioni. Attualmente si calcola infatti in Svizzera una mancanza di quasi 2’000 medici di famiglia che “tenderà però ad aumentare ad almeno 4’000-5’000 nei prossimi 8-10 anni”, ci dice Alberto Chiesa, delegato regionale della Società svizzera di medicina interna generaleLink esterno (SSGIM) e presidente dell’ATIMEFLink esterno, l’organizzazione che riunisce i generalisti in Ticino. L’età media dei medici di famiglia è ormai di 55 anni “ed entro il 2025 il 60% di loro andrà in pensione”, sottolinea.

"La difficoltà di accesso agli studi è sicuramente un problema importante".

Fine della citazione

Stime preoccupanti, sullo sfondo delle quali si collocano seri problemi di ricambio generazionale e di attrattività della professione per i giovani medici. Senza poi contare gli effetti di un’erosione del tariffario, che per anni ha inciso sulle capacità di guadagno. 

Ma un fattore cruciale è dato dalla formazione di un numero sufficiente di medici. Sotto questo profilo “la difficoltà di accesso agli studi è sicuramente un problema importante. Allargando un po’ le maglie e adeguando anche le metodologie d’insegnamento, si potrebbero far accedere molti più studenti”, osserva il presidente dell’ATIMEF, auspicando modalità di selezione meno restrittive.

Valorizzare la medicina generale

L’aumento dei posti di formazione negli atenei, e la valorizzazione delle strutture universitarie di medicina generale, rientrano fra le proposte formulate dalla categoria per affrontare la carenza di medici di base. Ma Chiesa sottolinea anche il ruolo di quell’assistentato in studio medico, che in Ticino non c’è ancora ma che è già presente in modo più o meno diffuso negli altri cantoni. “Se un assistente può frequentare per 6 mesi uno studio medico, può anche appassionarsi e magari orientarsi verso il lavoro come medico generalista”.

Tanto più che, secondo alcuni studi, “praticamente il 70% delle patologie possono essere trattate tranquillamente dalla medicina interna generale, senza ricorrere a specialisti”. Con buona pace di chi pensa ancora ai generalisti come a medici non abbastanza moderni, il nostro interlocutore fa presente che “la professione è completamente cambiata, si è modernizzata e va quindi presentata un po’ meglio. Il giovane medico può trovare l’attrattività di una formazione a 360 gradi”. A tutto beneficio del suo percorso professionale e, soprattutto, delle cure di base destinate alla popolazione.

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