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Penisola coreana A un passo dal conflitto nucleare

Una guerra nucleare potrebbe scoppiare da un momento all'altro nella penisola coreana. Lo ha detto l'ambasciatore di Pyongyang all'Onu, Kim In Ryong, parlando con i giornalisti al Palazzo di Vetro.

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Per ora è di parole, ma è pur sempre una guerra in corso: tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti che restano granitiche sulle proprie posizioni e, guardandosi in cagnesco, rilanciano ognuno dal proprio 'fortino', dopo l'ultimo lancio missilistico di Pyongyang fallito a poche ore dalla parata militare con cui Kim Jong Un ha voluto mostrare i muscoli al mondo.

In queste ore è la Corea del Nord ad alzare la posta, nell'affermare che continuerà regolarmente i suoi test missilistici e - attraverso l'ambasciatore di Pyongyang all'Onu, Kim In Ryong - mette in guardia: "Una guerra nucleare potrebbe scoppiare da un momento all'altro nella penisola coreana". Mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ribadisce di sperare in una soluzione pacifica ma ammonisce: "Devono comportarsi bene", dopo che il suo vice Mike Pence dall'Asia aveva messo bene in chiaro: "La pazienza strategica è finita".

Escalation verbale

Un'escalation verbale che alimenta tensioni ormai alle stelle nonostante le rassicurazioni delle scorse ore provenienti dalle voci più autorevoli della Casa Bianca, come il capo del consiglio per la sicurezza nazionale HR McMaster che ha parlato di una serie di opzioni al vaglio, con lo scopo di "evitare il peggio". E nonostante il coinvolgimento ormai innegabile della Cina - più volte invocato anche da Trump - che quantomeno tenta di gettare acqua sul fuoco, esortando tutte le parti coinvolte a dare prova di moderazione astenendosi da provocazioni. Nelle parole del portavoce del ministro degli Esteri a Pechino, bisogna ridurre le tensioni al fine di "tornare al tavolo negoziale e risolvere i problemi con mezzi pacifici".

Richiami che sembrano però cadere nel vuoto, con la Corea del Nord che non manca di puntare il dito contro gli Usa anche all'Onu, dove l'ambasciatore di Pyongyang, Kim In Ryong, ha rincarato: "Gli Usa stanno disturbando la pace e la stabilità globale, insistendo in una logica da gangster". Quindi ha annunciato che la Corea del Nord "prenderà contromisure più pesanti" e gli Usa saranno ritenuti responsabili per le loro azioni, sottolineando poi che i test sui missili "fanno parte del normale percorso per sviluppare capacità di autodifesa". Il viceministro nord coreano degli Esteri, Han Song-Ryol, parlando con la Bbc, conferma: "Condurremo altri testi missilistici su base settimanale, mensile e annuale".

Trump mantiene un basso profilo

Trump continua a mantenere il 'basso profilo' scelto dalla Casa Bianca in reazione al lancio del missile balistico esploso solo pochi secondi dopo essere decollato. Nelle scorse ore si è limitato a ribadire via twitter che conta sulla Cina e a ricordare che la potenza militare americana continua a crescere. Lascia però la parola al vicepresidente Mike Pence in missione in Asia, prima a Seul e poi a Tokyo, le prime due tappe di un tour di 10 giorni fondamentale per mettere insieme i tasselli.  "L'era della pazienza strategica è finita" con la Corea del Nord, ha detto Pence, aggiungendo che gli Usa e i loro alleati utilizzeranno "mezzi pacifici o in ultima analisi qualsiasi mezzo necessario" per proteggere la Corea del Sud e stabilizzare la regione.

La Cina invita alla moderazione

Di fronte a una "situazione molto delicata e pericolosa" nella penisola coreana, la Cina esorta tutte le parti coinvolte a dare prova di moderazione astenendosi da provocazioni: lo ha affermato il portavoce del ministero degli esteri Lu Kang, secondo cui bisogna ridurre le tensioni al fine di "tornare al tavolo negoziale e risolvere i problemi con mezzi pacifici". Pechino vuole far ripartire il dialogo multilaterale (di cui fanno parte Cina, le due Coree, Usa, Russia e Giappone), in stallo da dicembre 2008.

tvsvizzera.it/fra con RSI

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