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Spesa contesa, ma quanto costa in Svizzera

Una foto del conduttore di Patti chiari Lorenzo Mammone che acquista un melone in un grande magazzino italiano, poi pochi giorni dopo quella della presidente della Confederazione che riempie un carrello della spesa in un supermercato di Maccagno. Ed è scoppiata la polemica dell’estate: si è riacceso come non mai il confronto tra chi considera questo comportamento un atto che danneggia l’economia locale e chi lo ritiene una protesta del tutto legittima contro i prezzi alti in Svizzera perché, in un regime di libertà di commercio, favorisce la concorrenza.

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Patti chiari torna sullo scottante argomento per raccontare le varie facce della spesa di confine. Dal confronto dei prezzi, che oggi con un franco più debole e con la pressione dei discount svizzeri rischia di non essere più cosi vantaggioso per la concorrenza italiana, alla qualità dei prodotti, in particolare frutta e verdura, fino alla beffa dei prodotti di marca, i cui prezzi sono studiati a tavolino per spennare il consumatore svizzero.

Ma è giusto pagare sempre prezzi gonfiati? Che fanno i grandi distributori e i commercianti per venire incontro alle esigenze dei consumatori svizzeri? Quanto davvero hanno abbassato i loro prezzi? Tante domande che non lasciano indifferenti chi è chiamato a dare risposte, dalla politica che sta studiando pratiche burocratiche più snelle per contrastare il turismo degli acquisti, ai commercianti che propongono franchigie più basse, 50 franchi contro i 300 di oggi, per chi entra in Svizzera con la spesa.

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