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Papa Ratzinger e il suo rapporto con il Ticino

L'allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger, a Lugano nel marzo 2002 in occasione del congresso internazionale su migrazione e multiculturalità. © Keystone / Ti-press / Gabriele Putzu

L'amicizia con il vescovo Corecco, quella visita al monastero di Claro e l'intervista alla Radiotelevisione svizzera RSI hanno segnato i rapporti tra l'ex papa emerito e il cantone italofono.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 gennaio 2023 - 18:20
Paolo Rodari, RSI

Non c’è stata soltanto l’amicizia con Hans Küng, l’anti-romano per eccellenza, e con Hans Urs Von Balthasar, alter ego di Küng e fondatore della rivista conservatrice Communio. Nel rapporto fra Joseph Ratzinger e diverse personalità svizzere un posto speciale l’ha avuto anche Eugenio Corecco, vescovo di Lugano dal 1986 al 1995.

La prima volta a Lugano

Come racconta su catt.ch don Willy Volonté, una prima volta Ratzinger arrivò a Lugano nel 1984 da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Erano i tempi caldi del dibattito teologico intorno alla teologia della liberazione. Ratzinger aveva preso una posizione di decisa chiusura verso quell’esperienza che ebbe una sua fioritura soprattutto nell’America Latina, una teologia troppo legata alle rivoluzioni marxiste degli anni Sessanta e Settanta, per lui. Su invito di Corecco, che su questi temi la pensava come lui, parlò al Palazzo dei Congressi.

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La sponda su Communio

A Lugano, grazie a Corecco, Ratzinger trovò un alleato sulla strada della proposizione di una fede incidente nella vita e nella società, lontana dalle conquiste più libertarie del Sessantotto. Corecco, non a caso, appoggiò la nascita di Communio, la rivista antagonista della più progressista Concilium e fondata dallo stesso Ratzinger assieme a von Balthasar, Henri de Lubac, Walter Kasper, Louis Bouyer e Jean-Luc Marion. Fu Communio, di fatto, a dettare la linea ecclesiale per tutto il pontificato di Karol Wojtyla, fino a quello di Benedetto XVI.

Il ritorno in Ticino e la visita al monastero di Claro

Corecco negli anni successivi e fino alla morte mantenne sempre un suo rapporto di amicizia con Ratzinger. Il quale, non a caso, tornò a Lugano nel febbraio del 2002, tre anni prima dell’elezione al soglio di Pietro, per partecipare ad un convegno che aveva luogo sette anni dopo la scomparsa dello stesso Corecco. "Per una convivenza tra i popoli, migrazioni e multiculturalità", era il tema organizzato dall’Associazione internazionale Amici di Corecco a cui Ratzinger aderì come socio.

Fu in quell’occasione, secondo quanto apprende RSI, che Ratzinger chiese e ottenne di far visita in giornata al monastero benedettino di Santa Maria Assunta sopra Claro, il più antico monastero del Ticino. Claro era allora legato al monastero benedettino di Rosano, in Toscana. Ratzinger frequentava Rosano. Fu lì che gli parlarono di Claro. Fu per questo che vi fece visita. Per Ratzinger la vita contemplativa, fatta anche di un ora et labora di secolare memoria, era un’attrazione unica. Da tempo anch’egli desiderava tornare a studiare e a dedicarsi a una vita di maggiore meditazione e silenzio. Così la visita a Claro fu un modo per dare linfa a questa sua anima più contemplativa che sarà parte della sua vita fino alla fine.

L'intervista alla RSI

Fu sempre in quell’occasione che, come ha ricordato ancora catt.ch, che Ratzinger concesse un’intervista alla RSI. Parlò della Facoltà di teologia di Lugano, della diocesi di Coira il cui vescovo era Haas, del nuovo catechismo della Chiesa cattolica e di altri temi. Il catechismo fu una delle grandi eredità di Ratzinger. In un Paese come la Svizzera in cui è presente, anche nella sua parte italiana, l’influsso del mondo protestante, Ratzinger ribadì i dettami della fede cattolica, per lui unica e vera via di verità.

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