Paesi Bassi, non sfondano i nazionalisti di Wilders


I liberali del premier Mark Rutte, pur perdendo 8 seggi in Parlamento, hanno vinto le elezioni nei Paesi Bassi con il 21,2% dei suffragi, tenendo a distanza i nazionalisti del Partito per la libertà di Geert Wilders.


La formazione di destra, molto temuta dalle cancellerie europee per i suoi programmi anti-Ue e anti-immigrati, alla vigilia era data in forte crescita tanto da impensierire la leadership dei liberali.

Ma alla fine il Pvv si è fermato al 13,1%, incassando 20 seggi su 150 (+5), davanti ai democristiani del Cds (12,4%) e ai progressisti del D66 (12,1%), entrambe salite a 19 seggi (rispettivamente +6 e +7 seggi).

A sorprendere nelle legislative olandesi, soprattutto per le dimensioni, è il crollo dei laburisti, scesi a soli 9 seggi (-29) mentre a sinistra tiene il Partito socialista con 14 seggi (-1) e crescono notevolmente i Verdi di GroenLinks, passati da 4 a 14 deputati. Nella Camera bassa entra per la prima volta il partito antirazzista Denk, accreditato di tre mandati.  

Per il premier conservatore Mark Rutte quella di ieri è stata una “serata importante per tutta l’Europa” poiché “l’Olanda, dopo la Brexit e le elezioni americane, ha detto no al populismo”. Da parte sua il nazionalista Geert Wilders si è detto disponibile a partecipare al prossimo governo, eventualità però esclusa da tutte le altre formazioni politiche olandesi.

Resta comunque aperta la questione delle alleanze che dovranno tessere i liberali, dopo lo storico crollo dei laburisti con cui erano coalizzati nell’esecutivo.



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