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Obbligo di vaccino per medici e infermieri francesi

Nuovo impulso alle vaccinazioni in Francia dopo il discorso di Macron. Keystone / Christophe Petit Tesson

Corsa al vaccino in Francia dopo il discorso di lunedì sera di Emmanuel Macron in cui è stata annunciata l'estensione del green pass (certifificato Covid) a bar, ristoranti e trasporti pubblici.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 luglio 2021 - 21:12
tvsvizzera.it/spal con Keystone/ATS

Sul sito di prenotazione online Doctolib sono giunte in poche ore 926'000 richieste di appuntamento, 20'000 al minuto (nuovo record dall'inizio della campagna di immunizzazione). Significativo il fatto che il 65% dei candidati siano giovani sotto i 35 anni. A questo ritmo si oltrepasseranno tra breve i 4 e i 5 milioni di dosi somministrate quotidianamente.

Nel suo intervento a reti unificate il presidente francese, preoccupato per la forte riprese dei contagi "in tutte le regioni", aveva comunicato l'obbligo di vaccinazione entro il 15 settembre di tutto il personale sanitario, così come hanno è già stato deciso in Italia e Grecia.

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In proposito il ministro della salute Olivier Véran ha precisato che da quella data medici e infermieri che "non avranno concluso il ciclo di vaccinazioni non potrà più lavorare e non verrà più pagato".

Inoltre, dal 21 luglio il pass sanitario sarà esteso alle persone che vorranno accedere a luoghi di intrattenimento e cultura con oltre 50 persone e, da inizio agosto, a bar, ristoranti, mezzi pubblici, strutture mediche e centri commerciali.

Queste misure hanno lo scopo più o meno dichiarato di indurre il maggior numero di cittadini francesi a farsi immunizzare: in parallelo sono previste campagne di vaccinazione per gli studenti a partire dal mese di settembre e test Pcr a pagamento a partire dall'autunno (finora i test molecolari erano gratuiti).

"Se non agiamo da oggi il numero di casi continuerà ad aumentare fortemente e darà vita a ricoveri in aumento dal mese di agosto", ha sostenuto il capo dell'Eliseo, visibilmente preoccupato per la veloce diffusione della variante Delta del coronavirus, responsabile di oltre la metà delle nuove infezioni.

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