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Nuova inchiesta giornalistica I Paradise Papers gettano nuova luce sulle oasi fiscali

Una nuova serie di documenti sottratti a due società specializzate nell’ottimizzazione fiscale svelano le transazioni di numerose personalità e società nel mondo intero. E non mancano nomi svizzeri.

tramonto alle bermude

Tramonto alle Bermude, isola dove ha sede la Appleby, una delle due società da cui provengono i "Paradise Papers". 

(Keystone)

Si trova un po’ di tutto nei 13,4 milioni di file riservati analizzati da un network di 380 giornalisti in 67 paesi. I documenti, ottenuti dal giornale tedesco Süddeutsche Zeitung e condivisi con l’International Consortium of Investigative JournalistLink esterno, permettono ad esempio di constatare che dieci milioni di sterline della Regina Elisabetta II sono stati ‘investiti’ attraverso il Ducato di Lancaster in società delle Isole Cayman e nelle Bermude, due paradisi fiscali per eccellenza. Tutto è legale, ha rapidamente comunicato un portavoce del Ducato. Sull’opportunità di simili investimenti si possono però sollevare alcuni interrogativi.

In Italia, l’analisi dei “Paradise Papers” è stata effettuata da L’Espresso e da Report. I servizi che riguardano imprenditori e aziende italiane saranno pubblicati dalla rivista domenica 12 novembre, mentre la trasmissione di RAI 3 dedicherà una puntata speciale che andrà in onda lo stesso giorno alle 15.30.

Fine della finestrella

Tra i vip che compaiono nei file vi sono anche pop star del calibro di Madonna e Bono Vox, politici come il ministro statunitense del commercio Wilbur Ross (che avrebbe delle partecipazioni in una società di trasporto marittimo legata al genero di Vladimir Putin, oggetto di sanzioni da parte di Washington) e uomini d’affari, ad esempio il canadese Stephen Bronfmann, amico del premier Justin Trudeau.

In Svizzera sono tre i nomi finora rivelati dai quotidiani Tages-Anzeiger e Le Matin Dimanche, che si sono occupati del capitolo elvetico dei “Paradise Papers”.

(1)

Paradise Papers, le piste aperte in Svizzera

Glencore

La multinazionale attiva nel commercio di materie prime con sede a Baar, nel cantone Zugo, avrebbe effettuato una transazione nella Repubblica democratica del Congo nella quale sarebbe stato implicato Dan Gertler, un intermediario israeliano sospettato di corruzione. Per assicurarsi a basso prezzo delle concessioni minerarie nel paese, la multinazionale avrebbe versato milioni all’intermediario, che si sarebbe poi occupato di ‘convincere’ – con 18,5 milioni di dollari – Katuma Mwanke, all’epoca dei fatti (verso il 2007) consigliere del presidente Joseph Kabila e incaricato di controllare l’attribuzione delle licenze minerarie nel paese.

Un progetto della Glencore nella Repubblica democratica del Congo visto dall'alto.

Un progetto della Glencore nella Repubblica democratica del Congo

(Glencore.com)

Jean-Claude Bastos

Malgrado una condanna nel 2011 per amministrazione infedele, l’uomo d’affari svizzero-angolano Jean-Claude Bastos si è visto attribuire dal fondo sovrano dell’Angola l’amministrazione di un capitale di 5 miliardi di dollari. La sua società – il Quantum Global Group – avrebbe incassato ogni anno tra 60 e 70 milioni di dollari e avrebbe effettuate transazioni dubbie. Bastos, amico del responsabile del fondo, ha da parte sua affermato che gli onorari corrispondono agli standard del settore. Secondo un esperto canadese, le spese sono invece “straordinariamente alte”. 

Jean-Claude Bastos

(jeanclaudebastosdemorais.com)

Monika Ribar

Ad apparire nei “Paradise Papers” è anche la presidente delle Ferrovie federali svizzere (FFS) Monika Ribar. Nel 2015, quando era ancora vicepresidente delle FFS, la dirigente era membro del consiglio d’amministrazione di Capoinvest Limited, un’azienda di Jean-Claude Bastos registrata nelle Isole Vergini britanniche. La società si è occupata del finanziamento di un progetto di porto in Angola. Per le sue attività di consulenza, Monika Ribar avrebbe ricevuto un onorario di 100'000 dollari. La presidente delle FFS ha dichiarato di aver partecipato a diverse sedute in relazione a questo progetto, due delle quali in Angola. Prima di accettare il mandato lo ha “esaminato con attenzione” e si dice tuttora convinta della bontà del progetto.

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