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"Prima i nostri" bocciata dal parlamento ticinese

Questa legge è fuorilegge. È quanto ha deciso il Gran Consiglio ticinese che, dopo un ampio dibattito, - con 44 voti favorevoli, 32 contrari e 2 astenuti - mercoledì ha bocciato la legge di applicazione dell'iniziativa accettata dal popolo "Prima i nostri".

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 febbraio 2018 - 19:41
tvsvizzera.it/fra con RSI
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"La preferenza indigena viola grassamente sia il diritto federale che l’accordo internazionale sulla libera circolazione. Pertanto a livello cantonale non vi è alcun margine di manovra”, ha tuonato la prima relatrice del rapporto di maggioranza Sabrina Gendotti che ha concluso dicendo: "Questa iniziativa va respinta". Una tesi - condivisa dagli altri due relatori di maggioranza - che ha convinto la maggioranza del Parlamento cantonale ticinese.

“Sa po mia? Il rapporto di minoranza dimostra invece che si può. Basta volerlo. Perché il popolo vuole e noi dobbiamo rispondere”, ha invece sostenuto la relatrice di minoranza Lara Filippini. "Il diritto in materia è lacunoso. E ci lascia un margine di manovra che dobbiamo utilizzare", ha aggiunto.

“Non bisogna creare dei mostri giudiziari”, ha infine sostenuto il presidente del Governo cantonale Manuele Bertoli. “Per un legislativo, per una fabbrica di leggi, fare una legge contro la legge… è problematico”, ha concluso.

L’iniziativa, promossa dall’Unione democratica di centro, era stata approvata dal popolo nel settembre del 2016. A questo punto restano da votare tutte quelle modifiche legislative che mirano a mettere nero su bianco una prassi sostanzialmente già esistente: ovvero la preferenza indigena nel settore pubblico e parapubblico.


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