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Si è spento Mikhail Gorbaciov

Mikhail Gorbaciov nel giugno del 1990, quando era stato da poco nominato alla presidenza dell'Unione Sovietica. Copyright 1990 The Associated Press. All Rights Reserved

L'ex segretario del Partito comunista dell'Unione Sovietica Mikhail Gorbaciov è morto martedì all'età di 91 anni.

Questo contenuto è stato pubblicato il 31 agosto 2022 - 07:57
tvsvizzera.it/mar con AFP

"Questa sera, dopo una grave e prolungata malattia, Mikhail Sergeyevich Gorbaciov è morto". È con questo scarno comunicato emesso nella notte su mercoledì che la Clinica ospedaliera centrale di Mosca ha dato conto della scomparsa dell'ultimo leader sovietico.

Insignito del Premio Nobel per la Pace nel 1990 per il suo ruolo nel porre fine al confronto tra Est e Ovest nel secolo scorso, Mikhail Gorbaciov ha trascorso gli ultimi 20 anni ai margini della politica, ma ha regolarmente fatto sentire la sua voce, preoccupato per le nuove tensioni con Washington.

La scheda della Radiotelevisione Svizzera:

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Ha regolarmente invitato il Cremlino e la Casa Bianca ad avviare un dialogo per garantire la sicurezza globale e ridurre i rispettivi arsenali, come aveva fatto negli anni Ottanta con l'allora Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan.

Mikhail Gorbaciov era l'ultimo leader ancora in vita dell'era della Guerra Fredda, un che riecheggia dopo l'offensiva lanciata dall'attuale presidente russo Vladimir Putin in Ucraina il 24 febbraio scorso.

Prima della sua morte, Mikhail Gorbaciov non aveva parlato pubblicamente di questo conflitto di una violenza mai vista in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale.

Il 26 febbraio, la fondazione da lui creata ha rilasciato una dichiarazione in cui chiedeva la "cessazione delle ostilità" in Ucraina e "immediati negoziati di pace".

Molto rispettato all'estero, Gorbaciov è stato regolarmente elogiato da personalità di tutto il mondo, come nel marzo 2021, in occasione del suo 90° compleanno, quando il presidente americano Joe Biden e la cancelliera tedesca Angela Merkel si sono congratulati con lui.

In Russia, invece, dalla scomparsa dell'URSS nel 1991, è rimasto una figura ambivalente. Se da un lato è stato colui che ha dato la possibilità alla libertà di espressione di emergere, dall'altro molti lo considerano responsabile della disgregazione di una superpotenza e dei terribili anni di crisi economica che ne sono seguiti.

Una valanga di reazioni.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha dichiarato che Mikhail Gorbaciov è stato "uno statista unico che ha cambiato il corso della storia".

Il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha salutato "un leader raro" che ha permesso "un mondo più sicuro" con "più libertà per milioni di persone".

Il capo di Stato francese Emmanuel Macron ha reso omaggio a un "uomo di pace le cui scelte hanno aperto una strada di libertà per i russi".

La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha salutato "un leader affidabile e rispettato" che, ha detto, "ha aperto la strada per un'Europa libera".

Il primo ministro britannico Boris Johnson ha elogiato il suo "coraggio e la sua integrità nel porre fine alla guerra fredda". "In un momento di aggressione da parte di (Vladimir) Putin in Ucraina, il suo instancabile impegno per l'apertura della società sovietica rimane un esempio per tutti noi", ha twittato Johnson.

A Mosca, il presidente russo Vladimir Putin, citato dal portavoce del Cremlino, ha espresso sobriamente le sue "profonde condoglianze" e "invierà un telegramma (...) alla famiglia e ai parenti in mattinata".

"Siamo tutti orfani. Ma non tutti hanno capito", ha twittato Alexei Venediktov, giornalista amico di Mikhail Gorbaciov ed ex direttore della radio russa Ekho Moskvy, chiusa per aver criticato l'offensiva in Ucraina.

Durante la sua permanenza al potere tra il 1985 e il 1991, Mikhail Gorbaciov ha attuato importanti riforme democratiche, note come "perestroika" (ristrutturazione) e "glasnost" (trasparenza), che lo hanno reso immensamente popolare in Occidente.

Una stretta di mano entrata nella storia: nel novembre 1985 Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov si incontrano per la prima volta a Ginevra. Il vertice rappresentò una prima tappa nella fine della Guerra fredda. Keystone / Str

Premio Nobel nel 1990

Nel 1990 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace per aver "posto fine pacificamente alla guerra fredda". È stato anche l'uomo che ha ordinato la fine della disastrosa campagna militare sovietica in Afghanistan e ha permesso la caduta del Muro di Berlino.

Gli anni successivi alla dissoluzione dell'URSS rimangono un trauma per molti russi, sprofondati in una povertà bruciante, confrontati con il caos politico e con una sanguinosa guerra in Cecenia.

Con l'arrivo al potere nel 2000 di Vladimir Putin, che ha dichiarato di considerare la scomparsa dell'URSS come la "più grande catastrofe geopolitica" del XX secolo, lo Stato ha iniziato a rimettere in riga la società, cercando al contempo di riportare al centro dello scacchiere internazionale la potenza russa.

Per Mikhail Gorbaciov, i rapporti con i nuovi padroni del Cremlino sono sempre stati complessi, sia con il primo presidente russo Boris Eltsin (1991-1999), suo nemico giurato, sia con Vladimir Putin, che criticava pur vedendo in lui un'opportunità per uno sviluppo stabile della Russia.

Dopo un breve tentativo fallito di tornare in politica negli anni '90, Gorbaciov si è dedicato interamente a progetti educativi e umanitari. È stato anche uno dei primi sostenitori del principale giornale russo di opposizione, Novaya Gazeta.

Nato nella Russia sud-occidentale nel 1931, Mikhail Gorbaciov ha trascorso parte della pandemia di Covid-19 in un ospedale russo, dicendo che era "stanco di tutto".

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