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L’Europa perde uno dei suoi grandi intellettuali

Il sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman è deceduto lunedì all’età di 91 anni. Nel 2011 era stato ospite della RSI. Ecco come si era espresso sul rapporto tra libertà e sicurezza. 

Questo contenuto è stato pubblicato il 10 gennaio 2017 - 10:28
tvsvizzera.it/mar con RSI (TG del 10.1.2017)
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Nato a Poznan nel 1925, di origine ebraica, Bauman, comunista convinto, si rifugiò in Unione Sovietica dopo l'invasione nazista.

Di ritorno a Varsavia dopo la guerra, iniziò a insegnare filosofia e sociologia all’università, prima di lasciare la Polonia e emigrare in Israele nel 1968, a causa dell’ondata antisemita orchestrata dal potere comunista.

Nel 1971 approdò in Gran Bretagna, a Leeds per la precisione, dove insegnò sociologia fino al 1990. 

Di formazione marxista, Bauman ha studiato il rapporto tra modernità e totalitarismo, con particolare riferimento alla Shoah (Modernità e Olocausto, edito dal Mulino) e al passaggio dalla cultura moderna a quella postmoderna (Modernità liquida, Laterza).

Tra le opere successive tradotte in italiano, Amore liquido - Sulla fragilità dei legami affettivi (Laterza); Vita liquida (Laterza); La solitudine del cittadino globale (Feltrinelli); La società dell'incertezza (Il Mulino); Stato di crisi (Einaudi); Per tutti i gusti - La cultura nell'età dei consumi (Laterza); Stranieri alle porte (Laterza).

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