Monica Piffaretti e il desiderio di raccontare una nuova generazione
Per Monica Piffaretti la narrativa è stata una quasi naturale evoluzione del giornalismo. Economista di formazione, dopo essere stata corrispondente parlamentare da Berna per il Corriere del Ticino e direttrice de La Regione ha deciso di trasformare quella che per lei era sempre stata una passione privata in un'estensione della propria professione.
“È scattata in me una scintilla” dice. L’occasione sono stati i vent’anni dalla caduta del muro di Berlino e il desiderio di raccontare a una nuova generazione, come quella dei suoi figli, gli avvenimenti di un passato vicino, ma in parte oscuro per chi non era ancora nato a quell’epoca. È nata così nel 2009 la raccolta La panchina di Samarcanda, pubblicata dall’editore di Bellinzona Salvioni, una serie di racconti pensati per gli adolescenti, ma con uno sguardo anche più ampio: giovani che si confrontano con la storia con la S maiuscola.
Il libro è stato premiato con la targa speciale al Premio Stresa. Monica Piffaretti ha poi proseguito nel suo percorso di narratrice con altre due opere: Il mistero della Casa di marzapane del 2012, che vede in scena due fratellini, Giovannino e Greta, nella veste di due giovanissimi investigatori, e I giorni del delfino del 2014 in cui un ragazzo ritenuto in famiglia una “pecora nera”, Riccardo, troverà nella realtà un confronto che gli offrirà un’occasione di riscatto.
>>Intervista a Monica Piffaretti:
“Monica Piffaretti – ha scritto Giovanni Orelli introducendo il romanzo – vuole, fuor di metafora, allontanarsi dalla pianura grigia della chiacchiera quotidiana per arrischiare il ‘montuoso’ di alcuni dei problemi che la vita ci propone e ci impone”. Il passo successivo è stato quello che l’ha vista creare il personaggio di Delia Fischer, una investigatrice privata di Bellinzona, protagonista di un ciclo di quattro romanzi, uno per ogni stagione, iniziato nel 2017 con Rossa la neve e proseguito con Nere foglie d’autunno del 2019, La memoria delle ciliege del 2022 e Le idi di giugno del 2025. Delia Fischer è un personaggio in cui è facile riconoscersi o riconoscere qualcuno di ordinario: una donna single, intelligente, con la passione per il cioccolato.
Ma al di là delle apparenze è una donna caparbia, orgogliosa, innamorata della verità e della giustizia, un’ex-commissaria della Polizia giudiziaria ticinese da cui si è allontanata dopo l’insabbiamento di un caso su un noto politico locale. Anche in queste avventure giallo-noir le vicende dei protagonisti si innestano sempre in una storia più ampia, il grande teatro che fa da sfondo alle vite quotidiane. “Il giallo è una forma di narrativa che piace e che permette di costruirsi un gruppo di lettori – dice Monica Piffaretti -. Quando mi confronto con i miei colleghi vedo che c’è molta passione, ma le difficoltà professionali sono presenti.
Il mercato editoriale della Svizzera italiana è infatti piccolo e bisogna avere costanza e dedizione, ma nello stesso tempo è prezioso perché consente comunque anche con dei prodotti di nicchia di avere un proprio pubblico. Io mi ritengo molto fortunata. Ho scoperto che miei lettori conoscono bene Delia Fischer, quasi più di me. Si appassionano. Alcuni mi hanno detto che certe storie vorrebbero che non finissero mai e se leggono una sua avventura cercano di leggerle tutte. Per loro è quasi un personaggio reale. Quando li incontro me ne parlano e capisco che ne sono attratti.
Questa donna in fondo è una combattente e si batte per qualcosa di giusto. Forse c’è proprio bisogno di questo e Delia piace perché nonostante abbia molti problemi nella sua vita privata, non cede mai ,è sempre in trincea e ci invita a fare il tifo per lei”. Anche se la tetralogia legata alle stagioni è conclusa, è lecito aspettarsi che la passione dei lettori farà ritornare Delia Fischer in qualche nuova inchiesta.
Monica Piffaretti oggi presiede la Commissione cantonale per l’ottenimento del diploma di giornalismo, ed è membro della giuria del Premio Möbius e del Premio dell’Associazione ticinese dei giornalisti. “A un giovane che vorrebbe provare la carriera di scrittore – dice – direi che quando davvero esiste questo desiderio è una cosa molto profonda che coinvolge tutta la persona e che quindi va assecondato. Una chiave per cominciare è quella di scrivere anche per sé e mettersi da parte le cose. Poi mettersi alla prova con altri, partecipare ai concorsi, confrontarsi, affinare le proprie capacità e sperare che dalla passione nasca qualcosa di più”.
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