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All'aeroporto di Zurigo né controlli né tamponi

Ad accogliere i passeggeri in arrivo a Kloten una cartina con la lista dei paesi per i quali vige l'obbligo di quarantena. Keystone / Ennio Leanza

Cosa succede quando qualcuno rientra in Svizzera in aereo da una zona considerata a rischio? Nulla, a parte qualche manifesto che cerca di sensibilizzare i passeggeri.

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 agosto 2020 - 21:03

Da giovedì, all'aeroporto della Malpensa nonché in altri scali italiani, chi rientra da un paese a rischio può sottoporsi al test per il coronavirus direttamente all'arrivo.

Negli aeroporti svizzeri nulla di tutto questo. La Confederazione, competente in materia, ha sin dall'inizio della pandemia insistito soprattutto sulla responsabilità individuale. Chi arriva da un paese a rischio deve notificarsi all'autorità cantonale e osservare una quarantena di dieci giorni. In caso di mancata osservanza delle regole, rischia in teoria una multa fino a 10'000 franchi.

Il tampone non è obbligatorio, ma chi desidera può farlo presso lo studio medico dell'aeroporto. Nello scalo non viene neppure misurata la febbre. Questo provvedimento non rientra infatti nel concetto di protezione della Confederazione. L'unica misura visibile sono i manifesti che ricordano l'obbligo di quarantena per chi arriva da queste zone.  

Le autorità zurighesi - ed è notizia di tre giorni fa - trasmettono però le informazioni sui passeggeri che atterrano a Kloten in provenienza di un paese a rischio a tutti gli altri cantoni.

Questa prassi dovrebbe permettere ai cantoni di controllare rapidamente se le persone rispettano la quarantena obbligatoria, ha indicato l'Ufficio federale della sanità pubblica.

Dopo il reportage da Malpensa (vedi sotto), la Radiotelevisione svizzera si è recata all'aeroporto di Kloten:

Contenuto esterno

tvsvizzera.it/mar con RSI (TG del 21.8.2020)

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