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Mistero sulla fuga nucleare in Cina

Misteriose fughe da centrale cinese, gestita da società francese. Keystone / Alessandro Della Bella

L'allarme su una "possibile fuga radioattiva" nella centrale nucleare cinese di Taishan, rimbalza sui media americani. Ma per ora la situazione sembra sotto controllo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 16 giugno 2021 - 09:52
Keystone-ATS/spal

Al momento le emissioni di gas nell'atmosfera sono "entro i limiti autorizzati", ha puntualizzato il colosso francese dell'energia Electricité de France (Edf), partner del progetto congiunto dell'impianto con China General Nuclear Power Corporation (CGN). Ammettendo comunque "un aumento della concentrazione di alcuni gas nobili", legati all'ipotesi di una perdita dal processo di fissione mentre i cinesi di CGN rassicurano: tutti gli indicatori di funzionamento "sono in linea con le normative sulla sicurezza nucleare e i requisiti tecnici". "Abbiamo fatto funzionare con rigore i reattori e in conformità con i documenti di licenza commerciale e le procedure tecniche", sottolineano in una nota.

A lanciare l'allarme era stata la Cnn riportando l'informativa con cui Framatome, filiale di Edf che ha collaborato nella costruzione della centrale a 130 chilometri a ovest di Hong Kong, aveva avvertito a fine maggio gli Stati Uniti di un "potenziale problema" a Taishan. Comunicando la possibilità di una "minaccia radiologica imminente" al Dipartimento dell'Energia americano, in base alla ricostruzione dei media statunitensi che hanno citato funzionari anonimi americani e documenti esaminati.

La società presentò il 3 giugno - secondo le ricostruzioni - una richiesta d'assistenza per la sicurezza operativa alla stessa agenzia, in cui avvertì che un reattore nucleare accusava una perdita di gas di fissione e che le autorità cinesi stavano alzando i limiti delle radiazioni intorno alla struttura per tenerlo in funzione. La richiesta portò a vari incontri ad alto livello a Washington, nonché discussioni tra i governi di Usa e Francia e contatti tra quelli di Usa e Cina. I funzionari americani stanno valutando la situazione, "ma non pensano ancora che la struttura sia a livello di crisi", ha riferito la Cnn. Washington, tuttavia, non si è ancora pronunciata in via ufficiale.

Sotto osservazione è finito il circuito primario, sigillato e con acqua sotto pressione, che si scalda nella vasca del reattore a contatto col combustibile. "La presenza di alcuni gas nobili nel circuito primario - ha precisato Edf  - è un fenomeno noto, studiato e previsto dalle procedure di gestione dei reattori".

Da quando è entrata in funzione, Taishan "ha fatto funzionare con rigore i reattori e in conformità con i documenti di licenza commerciale e le procedure tecniche", ha affermato CGN. L'unità 1, quella incriminata, funziona normalmente e l'unità 2 è stata ricollegata alla rete appena la scorsa settimana dopo una revisione, ha chiarito la compagnia cinese in una dichiarazione sul sito web. I due reattori EPR con tecnologia francese hanno la capacità combinata di 3,3 gigawatt e sono operativi, rispettivamente, dal 2018 e dal 2019.

Framatome, invece, ha reso noto in giornata all'agenzia di stampa francese Afp che stava lavorando alla soluzione di un "problema di prestazioni" e che l'impianto funziona "entro i parametri di sicurezza". CGN controlla il 51% di Taishan ed Edf il 30%, mentre la parte residua fa capo a Guangdong Yuedian Group.

La vicenda è maturata nel mezzo di una carenza di energia nel Guangdong, il polo industriale cinese, che ha costretto più di 20 città a razionare l'energia ad aziende e fabbriche. La Cina è il terzo mercato mondiale dell'energia nucleare, dopo Stati Uniti e Francia, e finora non ha mai avuto gravi incidenti nucleari.

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