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I nomadi del fiume Padma

Campagne allagate dalle violente precipitazioni in Bangladesh. Keystone / Abir Abdullah

La storia di Rayhan, giunto in Italia dal Bangladesh a causa dell'acuirsi degli eventi climatici estremi nel suo paese.

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 giugno 2021 - 18:02
Gilberto Mastromatteo

Rayhan viene dal BangladeshLink esterno e appartiene al popolo Bede. I cosiddetti "nomadi dei fiumi". Vivono su barche, zattere e palafitte lungo i corsi d'acqua. Si cibano di pesci, uccelli e di quello che riescono a guadagnare facendo gli incantatori di serpenti.

Una popolazione emarginata in patria, che di rado accede all'istruzione e alla sanità. E che, da qualche tempo, deve fare i conti anche con il cambiamento climatico. Continue siccità e sempre più numerosi eventi estremi, come piene e inondazioni, stanno mettendo a repentaglio la sopravvivenza di questa secolare cultura.

Rayhan è tra coloro che hanno deciso di andarsene. È sbarcato in Italia, a Lampedusa, dopo un'odissea che lo ha visto transitare in Libia e in Tunisia. Ora vive in un centro d'accoglienza a Bologna, come richiedente l'asilo.

A rappresentarlo è l'avvocata Alba Ferretti, che nel 2015 aveva patrocinato anche il pakistano Rachid, primo in Italia ad ottenere una protezione umanitaria per motivi legati all'ambiente.

Un recente pronunciamento della Corte di Cassazione di Roma ha decretato che anche chi migra per disastri ambientali ha diritto a una protezione in Italia.

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