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La "non macchina" svizzera made in Italy

I primi 999 modelli Pioneer che usciranno dalla catena di montaggio saranno venduti a un prezzo di 20'990 franchi. Poi si scenderà a 14'990 franchi. tvsvizzera

Dagli skatepark di Zurigo a Torino, la città italiana dell’automobile per antonomasia. Gli svizzeri Oliver Ouboter e suo fratello Merlin, i figli dell’inventore del monopattino a fine anni Novanta, si sono rivolti alla piemontese Cecomp per realizzare il quadriciclo elettrico con cui intendono rivoluzionare la mobilità urbana.

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 luglio 2022 - 10:43
Marco Gritti

L’idea è svizzera, la manifattura italiana: Microlino, il quadriciclo elettrico dell’azienda elvetica Micro Mobility, vede la luce a distanza di sei anni dalla presentazione al Salone di Ginevra grazie a una collaborazione che unisce Zurigo e Torino. Usciranno infatti da un capannone di La Loggia, nella prima cintura del capoluogo piemontese, i modelli della microcar a cui hanno lavorato i fratelli Oliver e Merlin Ouboter, figli di Wim da Küsnacht (cantone Zurigo) che a sua volta, nel 1997, aveva inventato il monopattinoLink esterno per come lo conosciamo oggi, cioè come mezzo di trasporto per brevi tragitti in città. Un’intuizione dovuta a un bratwurst, cioè a una salsiccia: Wim Ouboter pensava che il suo ristorante preferito fosse troppo lontano per andarci a piedi, ma troppo vicino perché valesse la pena usare la bicicletta o tirare fuori dal garage l’auto. Così escogitò un monopattino, il Kickboard, per raggiungere velocemente e comodamente il locale.

Un gioco da ragazzi

Micro Mobility si occupa da più di vent’anni di mobilità urbana. "Sono entrato in società quando avevo 5 o 6 anni – scherza il figlio Oliver –. Da teenager, io e mio fratello Merlin avevamo dei prodotti fantastici da testare: i monopattini di nostro padre. La Svizzera è stata uno dei primi paesi in cui la gente ha cominciato ad andare con i monopattini negli skatepark, dove prima circolavano solo skate, roller o bmx: noi avevamo l’età giusta per competere con gli altri ragazzi e ricordo che davamo qualche suggerimento al team che lavorava ai monopattini, proponendo qualche modifica tecnica per renderli più adatti all’utilizzo dei giovani. E ricordo anche che nel garage di casa nostra a Zurigo, il sabato, venivano gli altri ragazzi a far cambiare qualche pezzo del loro monopattino. In piccolo, avevamo lanciato il nostro business!"

Il progetto di Microlino, prosegue Oliver Ouboter, risale invece al 2015: "Ci siamo rivolti all’Università di scienze applicate di Winterthur (ZHAW) e abbiamo lavorato con tre gruppi di studenti, uno per quanto riguarda il telaio, uno per l’elettronica e uno per il design". Poi i primi prototipi, quindi l’esposizione a Ginevra a marzo del 2016 dove centinaia di persone manifestano il proprio interesse: "È in quell’occasione che abbiamo compreso il potenziale del progetto e capito che era il momento di spingere sull’acceleratore".

"Devo dire grazie a Google"

Le cose non sono però andate subito lisce: "Non essendoci mai occupati di settore motoristico, abbiamo cercato un partner che si occupasse della manifattura – prosegue il fondatore –. Abbiamo instaurato una collaborazione con un’azienda della zona di Imola ma, al momento di avviare la produzione, questa è stata ceduta a una società tedesca". Tra cause in tribunale è accordi stragiudiziali, si è arrivati al 2019 senza un partner e senza veicoli. "È stato catastrofico – ricorda Ouboter –. A un certo punto abbiamo lasciato alla società con cui eravamo in conflitto la disponibilità di produrre il veicolo a cui avevamo lavorato fin dal 2015 e ci siamo buttati a capofitto a ridisegnare Microlino da capo. Avevamo capito che c’erano modifiche da fare, che quella prima versione non rispettava i requisiti di qualità del nostro brand".

"Per realizzare un progetto automobilistico le opzioni sono fondamentalmente tre: rivolgersi a qualcuno in Germania, andare in Francia o guardare all’Italia".

Oliver Ouboter

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Nonostante le difficoltà, la famiglia Ouboter ha scelto di puntare ancora sull’Italia: "Per realizzare un progetto automobilistico le opzioni sono fondamentalmente tre: rivolgersi a qualcuno in Germania, andare in Francia o guardare all’Italia. Sono questi i paesi ad avere la maggior tradizione nell’automotive. Per noi, però, l’Italia è stata di gran lunga la soluzione migliore perché ha molti fornitori e produttori di dimensioni medio-piccole, a differenza di quello che accade in Francia e Germania dove gli attori del settore hanno dimensioni molto più grandi. Con soggetti del genere sarebbe stato impossibile avviare una collaborazione, visti i nostri volumi: qui invece abbiamo trovato una mentalità più aperta".

"Ricordo che stavo facendo una ricerca su Google per trovare qualche piccolo produttore di quadricicli e così ho scoperto Cecomp" aggiunge Ouboter. Con i torinesi è stata messa a punto la versione 2.0 di Microlino, quella che da poche settimane è in produzione nello stabilimento piemontese.

A guidare Cecomp ci sono Gianluca e Paolo Forneris, figli del fondatore Giovanni. "La nostra azienda è nata a fine anni Settanta come carrozzeria, nel senso originario del termine, quello cioè di disegnare le carrozzerie, i vestiti delle auto" racconta Gianluca. Negli anni, Cecomp è passata a occuparsi anche di produrre prototipi: "Realizziamo showcar per diversi clienti. Si tratta di modelli che vanno ai saloni espositivi ma che, in molti casi, sono veicoli improducibili, cioè che non potranno andare sul mercato delle stradali. Con Microlino è diverso: puntiamo ad arrivare a produrre circa 10'000 esemplari all’anno, una bella soddisfazione".

"Questa non è una macchina"

Microlino, il cui design richiama quello dell’iconica Bmw Isetta prodotta a cavallo degli anni Sessanta, "non è una macchina", come recita lo slogan pubblicitario scelto per il lancio. Ha due posti e un bagagliaio, un peso variabile tra i 497 e i 535 kg a seconda del modello, ha un’autonomia che può arrivare fino a 230 chilometri e raggiunge la velocità massima di 90 km/h. La produzione dei primi 999 modelli è in corso a Torino, le consegne partiranno dai clienti elvetici a partire dalla seconda metà del 2022.

Il prezzo? La versione Pioneer di Microlino, cioè i primi 999 modelli in uscita dallo stabilimento di Torino, partirà da un 20'990 franchi. Successivamente, Microlino verrà proposto in tre versioni, con un prezzo base di 14'990 franchi in Svizzera e di altrettanti euro in Europa

 "L’emozione più grande? – conclude Oliver Ouboter –. Passare dallo sketch, cioè dal disegno sulla carta, al momento in cui si avvia la produzione in serie". Quel momento, per l’elettrica svizzera made in Italy, è arrivato.

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