Echi elvetici a Cava de’ Tirreni
Cava de' Tirreni, una cittadina che sembra "adagiata in una valle svizzera, ma che ha ulivi, mare e il sole di Napoli", come scrisse Paul Valery.
Molti anni fa ci si doveva passare per forza. Cava de’ TirreniCollegamento esterno, 51mila abitanti, si trova a sudest del Vesuvio. Una posizione strategica per intercettare chi da Napoli era diretto verso i siti archeologici di Pompei e Paestum, riscoperti a metà del Settecento, così da dirottare verso sud il flusso dei viaggiatori colti nordeuropei alle prese con il Grand Tour.
Cava sorgeva in una valle verde, con i monti Lattari sul versante occidentale, le prime colline dei monti Picentini sulla destra, e poi era caratterizzata dalla presenza di tante torri per la caccia ai colombi, tutte sul versante orientale, che è un’unicità nel paesaggio italiano.
L’origine di “Cava piccola Svizzera” si deve a un verso – “Forme svizzere sotto il cielo d’Esperia” – della scrittrice danese Friederike BrunCollegamento esterno, ma a suggellare l’etichettatura elvetica della città hanno contribuito anche uno scrittore di viaggi incredibilmente prolifico, Antoine-Claude PasquinCollegamento esterno (che si firmava semplicemente Valéry) e Christoph Heinrich KniepCollegamento esterno, pittore e compagno di viaggio di Goethe.
Uno storico, Gianluca Cicco e un operatore culturale, Vincenzo Trapanese ci guidano nella storia di Cava e ci spiegano quale sia oggi la vocazione di questa città.
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