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Indipendenti confrontati con l'avanzata del precariato

Quasi il 28% degli indipendenti non ha un secondo e nemmeno terzo pilastro.

Quando si dice indipendente, non si intende solo il libero professionista, come un medico o un ingegnere, con uno stipendio considerevole. Ma anche chi lavora nella cultura, nella ristorazione, nel turismo. Dove il precariato avanza. 

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 maggio 2021 - 21:23

"Lo studio ha messo in mostra un mondo molto composito e molto fragile. Non soltanto dal punto di vista salariale, ma anche dal punto di vista della sicurezza sociale, con problemi a livello di previdenza professionale per esempio. Che poi diventeranno acuti al momento del pensionamento", spiega il responsabile del Centro competenze lavoro, welfare e società della SUPSI, Spartaco Greppi.

Quasi il 28 percento degli indipendenti, infatti, non ha un secondo e nemmeno terzo pilastro. "Poi ci sono evidentemente altre lacune, nel campo della sanità per esempio, e a livello di sostituzione di indennità giornaliere in caso di malattia", continua Greppi, che aggiunge: "Se prima della pandemia l'indipendente, anche il neo indipendente, se la cavava perché le fette di mercato erano relativamente ricettive alla sua portata, la pandemia ha portato alla luce la sua fragilità e la sua debolezza di fronte ad un fenomeno che ha impedito di fatto il lavoro dell'indipendente". 

Indipendenza fa quindi spesso rima con precarietà. Una sfida alla quale si dovrebbe rispondere, sottolinea il professor Greppi, garantendo diritti sociali a lungo termine. 

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Partendo proprio dai risultati di questo studio, il Partito socialista chiede ora misure concrete per garantire la protezione sociale degli indipendenti. Nel prossimo servizio, le considerazioni della consigliera agli Stati socialista Marina Carobbio e del direttore della Camera di commercio ticinese Luca Albertoni.

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Tvsvizzera.it/Ma.Mi. con RSI (TG del 25.05.2021 delle 20.00)

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