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La Pixar ti entra in testa

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Capolavoro di animazione digitale che racconta la mente umana

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 maggio 2015 - 21:46

Non ce ne vogliano gli altri titoli ma c'è un solo film fenomenale tra quelli visti fin qui al Festival di Cannes e è passato fuori concorso.

L'animazione digitale Inside Out della Pixar, firmata da Pete Docter, già regista di un altro capolavoro presentato a Cannes, Up, alza l'asticella della creatività narrativa a livelli eccelsi.

Il film entra nella testa di una undicenne. Tra tante risate e invenzioni buffe riesce a trasformare in qualcosa di comprensibile – e in entertainment di livello altissimo – la cosa più complicata che ci sia: la mente umana.

John Lasseter, produttore e condottiero pixariano da vent'anni almeno (il suo Toy Story è del 1995) dice che sono state svolte ingenti ricerche per presentare ciò che scienza e psicologia sanno su emozioni, ricordi e sul funzionamento della mente.

Nascono cinque personaggini interiori: gioia, gialla, tristezza, azzurra, disgusto, verde, rabbia, rosso, paura, viola, che dalla consolle nel cervello della ragazzina Riley governano la sua interazione con il mondo.

Pete Docter Pixar Disney - foto RSI

Ne esce un'opera da guardare a qualsiasi età, per capire di sé e degli altri cose semplici e complesse insieme. Per il regista Pete Docter "è stato tutto complicato e il lavoro più grande nel film è stato semplificare la materia. Non tanto per i bambini, che la capiscono bene, ma per gli adulti".

Se un marziano arrivasse dallo spazio e chiedesse una definizione di creatività e talento, Inside Out sarebbe una risposta sensata.

Marco Zucchi

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