La televisione svizzera per l’Italia

La mia Svizzera #2: Antonio Caprarica

"Quando mia moglie e io diciamo 'casa' pensiamo a Lugano", spiega il giornalista, "ma per noi la vita è il viaggio"

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Sorpresa: Antonio Caprarica, da bambino, non era per nulla affascinato dalla televisione. I varietà e Sanremo, piuttosto, lo irritavano. Gli piacevano però le trasmissioni di storia della ‘Tv dei ragazzi’, ed è anche quella passione che lo porterà qualche anno più tardi ad avvicinarsi al mestiere di giornalista.

Nell’intervista, Caprarica rievoca l’infanzia e l’adolescenza trascorse a “Lecce–Lecce”, vale a dire non in provincia ma in città, città che lasciò dopo la maturità classica per frequentare l’Università a Roma.

Come giornalista alla carta stampata, cominciò presto. In televisione, invece, non esordirà prima della fine degli anni Ottanta, ma come inviato degli esteri metterà subito a frutto la rete di contatti costruita nel tempo; sarà l’unico giornalista occidentale sui carri armati sovietici che si ritirarono dall’Afghanistan.

A colloquio con Antonio Caprarica, non si può non parlare del Regno Unito e della Regina Elisabetta II. Londra è stata a lungo la prima casa del giornalista, e sugli inglesi ha scritto più d’un libro. Spassoso l’episodio in cui cercò di strappare alla Regina un commento che andasse oltre il tempo meteorologico; nell’intervista ci racconta come andò.

Di casa, ora, è a Lugano. Inizialmente si trattava di un posto piacevole dove trascorrere periodi di vacanza con la moglie, una concertista greco-russa, mentre oggi, quando Caprarica e signora dicono “casa” intendono Lugano. In realtà, spiega, “per noi la vita è il viaggio, e sappiamo bene che la nostra casa vera, forse, è l’aeroporto”.

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Nella versione estesa dell’intervista, con Antonio Caprarica parliamo anche di come la prima Guerra del Golfo cambiò il giornalismo e, prendendo spunto dalla polemica che lo ha investito quando lasciò la direzione delle news di Agon Channel, di come il giornalismo si è ulteriormente evoluto con le nuove tecnologie.

Ci offre poi altre curiosità su Elisabetta II e su Londra, e qualche riflessione sul rapporto per certi versi ambiguo che il Regno Unito e i britannici hanno con l’Europa. Un po’ come quello che gli scozzesi hanno con il Regno.

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