La malinconia delle Nazioni Unite in immagini
Quando il fotografo Mark Henley, residente a Ginevra, si è recato a New York per seguire una conferenza delle Nazioni Unite, ha trovato un'organizzazione in subbuglio, schiacciata da massicci tagli al bilancio e da una crisi di credibilità. Le sue foto catturano l'atmosfera cupa che aleggiava nei corridoi dell'istituzione multilaterale creata ottant'anni fa.
Per molti anni ho fotografato le Nazioni Unite a Ginevra, ma ho voluto osservare il cuore di questa istituzione globale a New York, il luogo verso il quale i Governi dirigono la loro attenzione e dal quale tutti gli organi dell’ONU prendono spunto.
Quando finalmente ne ho avuto l’opportunità, nel marzo del 2025, durante una conferenza su un trattato per la messa al bando delle armi nucleari, sia il mondo che le Nazioni Unite erano profondamente cambiati.
Ho trovato un’organizzazione in subbuglio, con l’approssimarsi del suo 80° compleanno oscurato da massicci tagli di bilancio che si aggiungono alle carenze di fondi di lunga data. Il Consiglio di Sicurezza, incaricato di promuovere la pace e la stabilità nel mondo, appariva non solo inadatto al suo scopo ma, attraverso il sistema dei veti, complice del prolungamento di alcuni conflitti.
Gli Stati Uniti, un tempo tradizionale pompiere dell’organizzazione, sembravano invece non solo alimentare le fiamme, ma addirittura danzarci intorno. Il Segretario Generale, António Guterres, si aggirava per i corridoi affiancato da guardie di sicurezza, con le sue proposte di riforma osteggiate e derise sia dal personale che dagli organi dell’ONU – un’eredità involontaria che si stava delineando con l’avvicinarsi del suo ultimo anno di mandato e senza alcun successore all’orizzonte.
All’interno della sede, le cabine dei media, accessibili solo attraverso corridoi nascosti, creavano strane convergenze. Girando da una parte, ci si poteva ritrovare ad ascoltare scienziati nucleari e rappresentanti della società civile – il mondo esterno – che presentavano nuove ricerche, prospettive urgenti e non poca paura ai 100 Stati non dotati di armi nucleari lì riuniti. Girando dall’altra parte, ci si trovava al Consiglio di Sicurezza, affacciati su un cerchio spezzato dominato dalle potenze nucleari, con le tende tirate per proteggersi dalle distrazioni del mondo esterno e, soprattutto, dalle voci provenienti dalla stanza accanto.
Le mie buone intenzioni erano partite dall’immagine dello scintillante piedistallo dorato che domina la sala dell’Assemblea generale. Avevo programmato di fotografare il “potere”, ma ho finito per fotografare l’ansia: l’ansia di un mondo sempre più in disordine; l’ansia al centro di un’organizzazione sotto attacco, minata e pienamente consapevole di essere meno in grado di rispondere proprio nel momento in cui era più necessario. Ansia anche mia, nell’osservare queste realtà, mentre l’oro delle mie intenzioni si dissolveva nel bianco e nero.
A cura di Virginie Mangin
Traduzione con il supporto dell’IA/sibr
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