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L'uomo che ha 13 mila paia di jeans

Lo zurighese Ruedi Karrer li colleziona da 40 anni, indossa sempre e solo jeans, e sogna un Museo del denim; "comprarli già consumati? Mai"

Questo contenuto è stato pubblicato il 28 marzo 2016 - 20:35

Jeans strappati e slavati. Jeans di moda, jeans di culto. Sporcati. Come la vita. Quella dei jeans, quella attorno ai jeans. Tutto ammucchiato al quinto piano di una palazzina di Zurigo.

"A inizio anni 70 ricevemmo questi due pantaloni", racconta Ruedi Karrer. "Eravamo una grande famiglia piuttosto povera. E spesso ci venivano donati dei vestiti. Erano i primi jeans che vedevo. Ero un po' piccolino e non potevo vestirli ma li ho conservati tutti. Per me, che vivevo in un piccolo villaggio dei Grigioni, erano un simbolo di ribellione".

Ribellione appunto. La stessa di Elvis e la stessa di James Dean. Quella di una generazione bruciata, che conquistò l'allora giovane e timido Ruedi Karrer.

Da oltre 42 anni raccoglie jeans, online e on the road. Oggi nasconde in queste scatole 13 mila capi.

"Molte persone vogliono avere i jeans vintage da cowboy già consumati artificialmente in negozio. Ma per i puritani del denim non funziona così. Per noi i jeans devono essere blu scuri, poi venir usati e dopo due-tre anni riportare le tracce dell'usura. Così che riflettano la vita di chi li ha indossati".

È quello che fa Ruedi Karrer. Fatta eccezione per qualche evento importante, porta lo stesso paio di jeans da più di 900 giorni. Senza pulirlo. Così che sia unico.

"Non funzionerebbe se le persone non conoscessero le mie idee. Se i colleghi e i familiari non sapessero che sono il fanatico dei jeans non potrei permettermi di indossare gli stessi pantaloni così a lungo".

Quella di Karrer è una delle più grandi collezioni al mondo. Il suo sogno è trovare chi nelle tasche abbia i soldi per aprire un museo dei jeans. Dove lo spirito del denim possa vivere in eterno.

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