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L'UDC alla carica contro la politica "parassita" delle città di sinistra

A far gli onori di casa in occasione dell'assemblea dei delegati vi era anche il presidente della Confederazione e esponente dell'UDC Guy Parmelin, che vive a qualche chilometro di distanza dal luogo della riunione. Keystone / Cyril Zingaro

Riunito sabato in assemblea, il partito di destra ha adottato una risoluzione per limitare quella che definisce "l'influenza nefasta delle città rosso-verdi".

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 ottobre 2021 - 18:00
Keystone-ATS/mar

Nel documento, l'Unione democratica di centro lancia un attacco in piena regola contro le città governate dalla sinistra (la maggior parte dei grandi centri urbani in Svizzera sono diretti da maggioranze formati principalmente da socialisti ed ecologisti) ree - a detta del partito di stampo sovranista - di "voler dettare il modo di vita e di pensare alle popolazioni rurali e delle agglomerazioni".

Secondo l'UDC, la sinistra "radical chic" e gli ambientalisti moralizzatori finanziano con i soldi degli altri, in particolare della popolazione rurale e degli agglomerati, una serie di privilegi esplicitamente clientelari e nello stesso tempo limitano sempre di più le libertà individuali e deresponsabilizzano gli individui.

Al fine di limitare "l'influenza nefasta delle città rosso-verdi", l'UDC propone alle sue sezioni cantonali diverse misure come il chiarimento dei costi reali e dei proventi delle imposte tra cittadini e popolazione rurale. Il partito vorrebbe anche che il numero di seggi in Consiglio nazionale (Camera bassa del Parlamento federale) non venga più calcolato in base alla popolazione residente totale ma tenendo conto solo dei cittadini svizzeri o ancora che i centri urbani siano gestiti come "regioni indipendenti".

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No alle due iniziative al voto in novembre

I delegati del partito riuniti sabato a Montricher, nel Canton Vaud, si sono inoltre espressi sulle due iniziative popolari in votazione il 28 novembre. Entrambe sono state nettamente respinte.

Quella sulle cure infermieristiche, che chiede a Confederazione e Cantoni di promuovere questo settore e di garantire una remunerazione adeguata, è stata bocciata con 185 voti contro 14. Approvare il testo significa favorire i sindacati, non i professionisti della sanità, ha sostenuto il consigliere nazionale bernese Albert Rösti, secondo cui non ha inoltre senso fissare i salari nella Costituzione per una sola categoria professionale. Per l'Unione democratica di centro è quindi meglio puntare sul controprogetto, che ha il vantaggio di poter entrare in vigore subito.

Quanto all'iniziativa sulla giustizia, che domanda che i giudici federali siano designati tramite sorteggio, è stata respinta con 179 contro 1. Il nostro Paese riposa sul sistema della concordanza che garantisce la legittimità e l'accettazione del sistema giudiziario, non è caso di fare esperimenti, ha sostenuto la consigliera nazionale Barbara Steinemann, che ha invitato a non sottovalutare la dimensione politica della magistratura.

Legge Covid

Il terzo oggetto che sarà sottoposto al popolo il 28 novembre, la revisione della legge covid-19, era già stato rifiutato in una precedente assemblea tenutasi ad agosto.

Durante l'assemblea si è però comunque parlato molto di coronavirus. Nel suo discorso, il presidente del partito Marco Chiesa si è espresso sulle misure adottate per lottare contro il coronavirus. "I piani di protezione funzionano: i settori della ristorazione, dello sport e della cultura lo hanno dimostrato per mesi", ha detto il consigliere agli Stati ticinese nella tenda dove si è tenuta l'assemblea, aperta sui lati per evitare restrizioni sanitarie.

Chiesa ha accusato il Governo federale di non aver mantenuto la parola data. Le misure restrittive avrebbero potuto essere revocate da tempo, ha detto. L'obbligo del certificato è un inutile paternalismo. L'esecutivo deve ora presentare una strategia d'uscita vincolante per tornare alla normalità democratica.

Da parte sua, il consigliere federale dell'UDC Guy Parmelin ha presentato una panoramica della situazione economica elvetica. "La Svizzera ha chiaramente limitato i danni, soprattutto se osserviamo i nostri vicini". La ragione principale, ha proseguito, è da ricercare nel fatto che le restrizioni sanitarie qui sono state molto meno severe che in altri Paesi.


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