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L’insostenibile corsa al gambero rosso

Il gambero rosso è uno dei prodotti più pregiati del Mediterraneo, nonché uno dei simboli del sovrasfruttamento delle risorse ittiche. Davide Mancini / Sara Manisera

Nonostante le regolamentazioni internazionali, le risorse ittiche del Mar Mediterraneo continuano ad essere sotto pressione. La contesa del gambero rosso tra Italia e Tunisia aiuta a capirne le complessità.

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 novembre 2022 - 18:00
Davide Mancini e Sara Manisera

"Sono il primo a dire che bisogna pescare sei mesi all’anno, ma questo deve valere per tutti". Mimmo Asaro è un pescatore di Mazara del Vallo, specializzato nella pesca a strascico di profondità del gambero rosso, il rinomato crostaceo e vanto dei pescatori mazaresi, che per primi si dedicarono a questo prodotto negli anni ‘80 e ‘90.

"Peschiamo in tutto il Mediterraneo, nelle acque internazionali vicine alle Turchia, all’Egitto, e arriviamo fino al Nord di Creta. Ma ora tutti vogliono pescare il gambero rosso. Tutti ci vogliono imitare", spiega mentre è indaffarato nella preparazione della sua barca, pronta a partire per quasi tre settimane.

Il problema della pesca a strascico

Mentre le organizzazioni a difesa dell’ambiente e i ricercatori fanno pressione sull’Unione Europea per bandire la pesca a strascico, lo sforzo di pesca nel Mediterraneo si sta trasferendo dai paesi dell’Unione ai paesi rivieraschi che pescano nello stesso mare, ma che non fanno parte dell’UE.

Le flotte di Tunisia ed Egitto, infatti, aumentano ogni anno, e sono spesso difficili da rintracciare perché non registrate, o comunque non hanno l’obbligo di installare sistemi satellitari che permettono alle autorità di contenere la pesca illegale, nelle aree e nei periodi in cui la pesca a strascico è vietata.

I pescatori siciliani sono confrontati con la crescente concorrenza dei loro omologhi dei Paesi nordafricani. Davide Mancini / Sara Manisera

"Una delle criticità maggiori oggi è che per le risorse condivise come il pesce ci sono piani gestionali differenti. L’Unione europea ha posto al centro delle sue politiche la sostenibilità ecologica. Per Tunisia, Egitto o Libia, le priorità sono altre, come il lavoro. Sono anni che chiediamo informazioni sullo sforzo di pesca delle flotte tunisine ed egiziane, ma senza successo. I tunisini prima o poi arriveranno a superare gli italiani anche sulla pesca del gambero rosso", spiega Fabio Fiorentino, ricercatore del Centro Nazionale delle Ricerche (CNR), sottolineando che il gambero rosso è attualmente sovrapescato e la sua popolazione in diminuzione.

Questo è dovuto, almeno in parte, all’aumento dello sforzo di pesca delle flotte tunisine, ma anche egiziane e libiche. Un crostaceo come il gambero rosso fino a qualche anno fa era il bersaglio quasi esclusivo delle flotte siciliane nel Mediterraneo centrale, oggi però la concorrenza è aumentata fuori misura. "Si stima che in Egitto ci siano 150 pescherecci che pescano gamberi rossi, e che il 70% lo facciano illegalmente", continua Fiorentino.

Il mare più sovrapescato al mondo

Il Mediterraneo rimane il mare più sovrapescato al mondo, con il 62.5% delle risorse ittiche prelevate oltre i limiti di sostenibilità. Il problema intrinseco della cattura del gambero è la tecnica della pesca a strascico utilizzata per catturarlo. Questa tecnica, infatti, distrugge molti organismi che si trovano sui fondali, e crea un disturbo sostanziale per l’ecosistema.

Benché il Mar Adriatico sia il più colpito da questo tipo di pesca, con i suoi fondali bassi e sabbiosi, anche il Canale di Sicilia è particolarmente coinvolto, dove il pregiato gambero rosso si trova in fondali più profondi, a 600 e 700 metri. Per questo, diverse organizzazioni internazionali, come Oceania, vogliono che questo tipo di pesca sia abbandonata completamente.

I fondali marini, infatti, con i loro organismi, ‘servono’ a catturare particelle di COpresenti nell’atmosfera. Si stima che l'impronta ecologica della pesca a strascico superi di tre volte le emissioni di CO2 nell'atmosfera di altri tipi di pesca. La pesca a strascico rappresenta il 32% delle catture di pesce totali in Europa, ed è responsabile per il 93% delle catture accidentali, ovvero quei pesci e quelle specie che, nella maggior parte dei casi, sono pescati e scartati in mare, in quanto non commercializzabili.

Fishing Restricted Areas

Dal 2017 l’Unione Europea e la Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo (GFCM sigla inglese, organo della FAO) hanno istituito delle zone dove la pesca a strascico è proibita, le cosiddette FRA (Fishing Restricted Areas) in modo da consentire il ripopolamento di specie sovrapescate, come i gamberi.

Il Governo italiano ha chiuso finalmente queste aree per legge solo nel 2019, dopo tre anni dalla decisione del GFCM. Due di queste aree si trovano a ridosso della costa della Sicilia, di fronte a Gela e a Sciacca; di conseguenza i pescatori siciliani si spingono più al largo per poter continuare le loro attività.

Ma con i costi del gasolio in aumento, per molti pescatori battenti bandiera italiana diventa difficile trovare una sostenibilità economica. Nonostante ciò, i fondali marini vengono comunque ‘battuti’ da altre flotte non europee, che spesso non usano un sistema di tracciamento satellitare, rendendo impossibile misurare l’impatto reale sugli ecosistemi marini.

"Nel 2016, quando si discusseLink esterno la creazione delle FRA nel Canale di Sicilia con gli attori coinvolti, i pescatori siciliani si mostrarono volenterosi a rispettare le zone delineate, ma erano preoccupati per il prevedibile mancato rispetto da parte delle flotte provenienti dal litorale sud del canale", spiega Nicolas Fournier, direttore di Oceania.

"Durante la sessione del Comitato del GFCM (svoltasi dal 7 all’11 novembre 2022Link esterno, a Tirana) chiederemo di rendere pubbliche le liste delle imbarcazioni autorizzate per diversi tipi di pesca, in ritardo rispetto ai precedenti accordi. Italia e Tunisia, che erano tenute a pubblicare e aggiornare la lista delle imbarcazioni che pescano il gambero rosso entro lo scorso giugno, non l’hanno ancora fatto. Ed è particolarmente importante perché questi due paesi hanno le maggiori flotte del Mediterraneo per questo tipo di pesca", aggiunge l’esperto.

Mimmo Asaro ha speso buona parte della sua vita al largo nel Mediterraneo. Davide Mancini / Sara Manisera

Sul molo di Mazara del Vallo, intanto, Mimmo Asaro racconta la sua incredibile vita a largo del Mediterraneo. "Sono stato sequestrato tre volte a Sfax, in Tunisia, quando si pescavano le triglie, nel 1990-91. Poi nel ‘96 in Libia, dove mi hanno sequestrato un peschereccio di 37 metri. Ho fatto sei mesi di galera, dopo un mitragliamento di cinque ore da parte della guardia costiera tunisina che mi inseguiva perché tentai la fuga".

Mimmo Asaro lo racconta con dovizia di dettagli, e nonostante i ricordi dolorosi, non può immaginarsi un altro lavoro che non sia quello del pescatore. "In una buona annata, pesco circa 30'000 kg di gambero l’anno. Ma ogni uscita è economicamente rischiosa: il pieno di gasolio costa migliaia di euro, più sette membri d’equipaggio stipendiati. I commercianti vanno in Tunisia perché non lo vendono al nostro prezzo. Se io vendo una vaschetta a 75 euro al chilo, loro lo comprano a 40 euro al chilo in Tunisia. Ma è lo stesso gambero".

Esportazioni verso la Svizzera sono quintuplicate

Le importazioni dall'Italia alla Svizzera sono aumentate considerevolmente negli ultimi dieci anni per i crostacei come il gambero rosso e il gambero rosa, principalmente pescati nel Mediterraneo Centrale. Dal 2012 al 2021, secondo i dati doganali disponibili, si è passati da 12'300 kg annui, a 76'100. Per un volume di affari che nel 2021 è stato di 1,5 milioni di euro.

In generale, il mercato dei gamberi in Svizzera è secondoLink esterno solo al mercato del salmone. Contemporaneamente, anche le importazioni dalla Tunisia all'Italia sono raddoppiate in dieci anni, in termini di valore, e la quantità di crostacei è aumentata del 76%, secondo i dati Link esternodella Nazioni Unite.  (fonte: https://comtradeplus.un.org/Link esterno)

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Se da un lato i pescatori risentono di questa situazione, i commercianti di pesce continuano il loro business comprando da altri paesi rivieraschi. Grazie a imprese ‘miste’, cioè composte in parte da italiani e in parte da locali, il pesce e i crostacei pescati da vascelli tunisini arrivano sul mercato europeo, accessibile perlopiù ai ceti medio-alti. Più del 70% del pescato tunisino va infatti sui mercati stranieri. Da anni le catene della grande distribuzione organizzata europea sono presenti in Tunisia e si approvvigionano direttamente dai produttori tunisini, come Carrefour, Monoprix, Magasin Général.

Se non bastasse la scarsa regolamentazione sulla pesca, l’aumento delle temperature nel Mediterraneo si somma al depauperamento delle risorse ittiche. Il ricercatore del CNR Fabio Fiorentino è spesso in contatto con alcuni pescatori, che gli forniscono dati molto importanti sulla situazione ambientale. "A maggio, un pescatore di gamberi rossi che si trovava a nord di Creta, mi ha raccontato di una situazione drammatica. La temperatura a 700 metri di profondità era di 15,1, mentre normalmente è stabile a 13,8 gradi. L’aumento di più di un grado a certe profondità è veramente preoccupante. Non solo per l’impatto che può avere sul gambero rosso, ma su tutto l’ecosistema Mediterraneo".

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