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L'arte rubata, tra cacciatori di lavori perduti e internet

Uno dei tanto oggetti ricuperati in Svizzera e consegnati all'Italia. tvsvizzera.it

La collaborazione tra Roma e Berna nella ricerca dei capolavori dell’arte illecitamente sottratti va avanti da anni. E oggi si avvale sempre più delle nuove tecnologie.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 ottobre 2021 - 10:00
Mario Messina, RSI News

Nel 2015 eravamo stati al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale per cercare di capire il ruolo della Svizzera nel traffico di opere d’arte trafugate. Lugano, Basilea, Ginevra e Zurigo, infatti, sono per anni stati considerati snodi cruciali per il traffico di opere d’arte.

Da allora, però, molto è cambiato. Sia da parte italiana – dove le velocissime innovazioni tecnologiche hanno spinto gli uomini dell’Arma a concentrarsi maggiormente sulla ricerca sul web – sia da quella svizzera.

A partire dal 2016, infatti, la Svizzera ha stretto le maglie e aumentato i controlli nei free port per cercare di garantire la tracciabilità delle merci che vi entrano.  Oggi chi gestisce un porto franco in Svizzera deve tenere un inventario elettronico dei locatari e delle merci sensibili e deve dichiarare l'ingresso e il passaggio di materiale sensibile. Questo chiaramente ha reso più difficile il passaggio sul suolo elvetico di oggetti d’arte sottratti illecitamente in Italia.

In questo primo filmato ci concentriamo sui mutamenti normativi in Svizzera e sulle sue conseguenze.

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Nuove tecnologie

Rispetto al 1969, quando in Italia fu istituito il Comando Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, le modalità con cui gli investigatori ricercano i beni culturali illecitamente sottratti sono cambiate parecchio.

Oggi al centro delle attività di ricerca dei capolavori dell’arte rubati in Italia c’è la Banca Dati del Comando TPC che è stata assorbita all’interno del più ampio sistema Leonardo.

Un sistema informativo che censisce tutte le opere d’arte con cui i Carabinieri del Comando TPC sono entrati in contatto: 8 milioni di opere di cui circa un milione e 300 mila sono quelle della Banca Dati vera e propria. Opere, dunque, che sono state trafugate e che ora bisogna ritrovare.

In questo video ci concentriamo sull’utilizzo delle tecnologie e dell’utilizzo sempre più esteso dell’Intelligenza Artificiale e delle indagini nel dark web.

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