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L’Aquila rinasce accelerando sulla cultura

A 12 anni dal devastante sisma, L'Aquila è risorta dalle macerie Keystone / Claudio Lattanzio

Il 6 aprile del 2019 ricorreva il decennale del terremoto dell’Aquila, ma la pandemia ha colpito la città mentre iniziava a ravvivarsi, forte del grande lavoro di ricostruzione compiuto. Sarebbe dovuta essere l’occasione per celebrare il tanto atteso ritorno a una vita piena, lasciandosi definitivamente alle spalle il tragico passato.

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 luglio 2021 - 10:30
Enrico Marra

Oggi, all’Aquila, si può apprezzare questo scatto d’orgoglio, seppur con due anni di ritardo. La città accelera la rinascita. Anche se lo skyline è tuttora la più grande selva di gru che si possa immaginare, molto si è ricostruito nei 12 anni trascorsi dal terremoto e i cittadini tornano finalmente a vivere appieno.

Nei cantieri rimasti, ben celati al passeggio nei vicoli del centro, ci si scrolla di dosso le ultime macerie con l’ottimismo di una rinascita che ora si tocca con mano. Il patrimonio artistico e culturale, quasi interamente ripristinato, fa da traino alla ritrovata socialità che si giova anche di un primo arretramento della pandemia.

La bellezza architettonica dell’Aquila, ricostruita, tirata a lucido, è travolgente. I palazzi storici, le chiese monumentali, l’intero, ingente, patrimonio storico e artistico, costituiscono la base su cui la popolazione in questi giorni inizia a ricucire il tessuto sociale.

Il lungo cammino della ricostruzione

Alle ore 3.32 di quel lontano 6 aprile 2009, gli aquilani sono stati privati di tutto. Arginate le ferite della prima emergenza, per un lungo periodo di tempo, l’Aquila e le frazioni del cratere del sisma, erano un vasto territorio fantasma, con strade interrotte, macerie in ogni dove e la totale assenza di servizi, ad eccezione degli aiuti straordinari alla popolazione sfollata. La desolazione del paesaggio, ammutolito, era rotta solo dai mezzi di soccorso della protezione civile, della polizia e dell'esercito. Già da subito, parallelamente all’impegno per fronteggiare l’emergenza abitativa, si sono mossi i primi passi per il ripristino del patrimonio artistico.

Tuttora il restauro dell’edilizia pubblica è incompiuto. In questo periodo sono in corso 72 interventi di ripristino per cui sono stati stanziati oltre 46 milioni. Sono edifici pubblici, scuole, edilizia cimiteriale, impianti sportivi e infrastrutture per la viabilità.

L’imminente conclusione del restauro di Palazzo Madama Margherita, sede del Municipio, e l’avvio dei lavori per la sostituzione del ponte Belvedere che collega due grandi aree della città, insieme a una serie d’interventi nelle frazioni, è il segno che la città è a una svolta verso la conclusione dei lavori di ricostruzione che dovrebbe avvenire entro un quinquennio.

Il patrimonio storico e artistico recuperato

L’Aquila nello scorso decennio è stata un laboratorio di restauro a cielo aperto. Con una lista di almeno 45 opere importanti, alcune delle quali di notevole complessità, diffuse tra la città e le frazioni.

La cupola della Chiesa di Santa Maria del Suffragio, quasi interamente crollata, è stata ricostruita fedelmente all’originale, in un restauro costato complessivamente 6,5 milioni di euro, partendo da fonti documentali, con interventi di alto standard tecnico scientifico, con la collaborazione dell’università dell'Aquila, della Sapienza di Roma e del Politecnico di Milano. Nel ripristino si è lasciata volutamente, con un artificio architettonico, la traccia visibile delle lesioni subite nel terremoto, per conservarne memoria.

Il restauro della Basilica di Santa Maria di Collemaggio, importante anche per il suo valore simbolico, è stato premiato dal Grand Prix europeo per la categoria “Conservazione”.

La Basilica, del 1294, è la sede del primo giubileo annuale della storia, istituito con la Bolla del Perdono del 29 settembre 1294, maggiormente conosciuto con il nome di Perdonanza Celestiniana, da Papa Celestino V, classificato dall'Unesco tra i patrimoni orali e immateriali dell'umanità.

La Basilica di San Bernardino, la Chiesa di San Silvestro, la Chiesa delle Anime sante, una lunga lista di luoghi di culto, ma anche palazzi storici, vincolati dagli organi di tutela del patrimonio artistico e paesaggistico che hanno richiesto interventi complessi anche sul piano normativo.

La rinascita del tessuto sociale

Il centro storico dell’Aquila torna ad attrarre. Il pomeriggio, la sera. La notte anche troppo, lamenta qualcuno, ormai non più abituato. La cittadinanza torna a impossessarsi dei luoghi che vanno progressivamente aprendosi e l’Aquila torna a essere un centro di ritrovo per i più giovani, come lo era in passato, per qualità della vita e opportunità formative.

Oggi, la piccola Salisburgo d’Italia, come la definì il celebre pianista Arthur Rubinstein, ha ampliato ulteriormente la sua offerta formativa e la sua ricettività, istituendo inoltre 600 nuovi posti letto per studenti meritevoli della borsa di studio “Collegio di merito”.

L’offerta formativa dell’Aquila va dal Gran Sasso Science Institute, l’istituto post-laurea più giovane e più a Sud d’Italia, alla Casa delle tecnologie emergenti, per l’innovazione tecnologica (una delle sei presenti in Italia).

Sono attive all’Aquila sette istituzioni culturali riconosciute dal ministero Mibact, cui si è aggiunta la sede del MAXXI, museo nazionale delle arti del XXI secolo, finora presente solo a Roma.

Il ministero patrocina inoltre quattro istituzioni di Cinema, che si aggiungono al Teatro stabile d'Abruzzo, il Conservatorio e l’Accademia di belle arti.

Quest'ultima, in particolare, ha partecipato attivamente con i suoi studenti, fin da subito, al grande lavoro di restauro delle opere d’arte recuperate dopo il sisma. Nelle prime fasi dell’emergenza l’istituto ha progettato un laboratorio di restauro e un corso specifico in cui gli studenti hanno potuto formarsi con i professionisti. Operando sul campo nel vasto lavoro di recupero compiuto, gli studenti saranno parte attiva nel molto lavoro di restauro che resta ancora da fare nel territorio aquilano. Oltre la mole di lavoro che inizia ad arrivare anche da fuori.

L’Aquila ha indirizzato la ricostruzione a prospettive future, lungimiranti, concentrando le risorse sui cittadini più giovani che in questo periodo stanno ammirando la loro città. I nati dopo il terremoto, quanto a loro, la vedono per la prima volta come non l’hanno mai vista.

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