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L'anno cruciale per la politica estera svizzera

La politica estera svizzera ha subito alcune delusioni, come il "no" popolare allo SEE, ma contemporaneamente è diventata più ambiziosa. © Keystone / Gaetan Bally

Il "no" popolare allo Spazio economico europeo, nel 1992, ha innescato una serie di importanti trattative a livello internazionale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 gennaio 2023 - 20:45
tvsvizzera.it/MaMi con Kestone-ATS

La caduta del muro di Berlino ha rappresentato per la Svizzera un periodo di riorientamento della propria politica estera, neutralità compresa. Un periodo di incertezza sul quale si concentrano i Documenti diplomatici svizzeri (Dodis)Link esterno del 1992 appena pubblicati.

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Per molti versi, il 1992 è stato un anno cruciale. "I documenti dimostrano che, una volta svanite le certezze della Guerra Fredda, la Svizzera si è trovata ad affrontare soprattutto questioni di integrazione politica", ha affermato il direttore di Dodis, Sacha Zala, professore all'Università di Berna, in un'intervista a Keystone-ATS.

La politica estera svizzera ha subito alcune delusioni, come il "no" popolare allo Spazio economico europeo (SEE)Link esterno, ma contemporaneamente è diventata più ambiziosa, ha spiegato lo storico grigionese. I documenti resi pubblici dopo un lungo lavoro di selezione rispecchiano tale evoluzione.

Alcuni esempi? La richiesta di un seggio nei consigli di amministrazione delle istituzioni di Bretton Woods - Banca mondiale e Fondo monetario internazionale (FMI) -, la richiesta di adesione alla Comunità Europea inoltrata nel maggio 1992 e la revisione del principio di neutralità, secondo Zala, ne sono la prova.

Helvetistan

Sempre nel 1992 fu approvata l'adesione alle istituzioni di Bretton Woods, dal nome della località turistica americana in cui si tennero nel 1944 i negoziati per il nuovo ordine finanziario mondiale del dopoguerra (l'Unione sovietica, rappresentata, alla fine non vi aderì, n.d.r.).

Berna ha fatto sentire la sua voce: insieme alla Polonia e ai nuovi Stati dell'Asia centrale (Uzbekistan, Kirghizistan, Turkmenistan e Azerbaigian), ed è entrata nell'FMI come leader del gruppo di voto "HelvetistanLink esterno".

Negoziati con l'UE

I documenti gettano luce anche sui contrasti interni al Consiglio federale circa la posizione della Svizzera nei confronti dell'allora Comunità Europea (CE), oggi Unione Europea. Già nella primavera del 1992, il Governo decise di presentare domanda - ora ritirata, n.d.r. - per l'apertura di negoziati in vista di un'adesione. Una decisione controversa già allora poiché si temeva che avrebbe influenzato negativamente il voto sullo SEE.

Il 6 dicembre il popolo svizzero respinse effettivamente questo testo, anche se di misura, aprendo una crisi che si sarebbe risolta soltanto verso le fine del decennio con la firma dei primi accordi bilaterali (Bilaterali I) con Bruxelles.

Neutralità

Sempre nel 1992, il Consiglio federale istituì un gruppo di lavoro incaricato di "riorientare la politica estera rispetto alla neutralità". Con la caduta del muro di Berlino nel 1989 e la dissoluzione dell'Unione Sovietica nel dicembre 1991, va ripensata l'intera architettura di sicurezza europea. 

I risultati di queste riflessioni furono pubblicati nel 1993. Va detto che, per la prima volta in assoluto, Berna aveva già partecipato alle sanzioni dell'ONU contro l'Iraq dopo l'invasione del Kuwait nell'agosto del 1990.

Contemporaneamente alla ridefinizione dei propri rapporti col vecchio continente, la Confederazione cerca di contrastare l'onnipresenza commerciale dell'Europa facendo rete a livello globale. Da qui l'interesse per lo sviluppo di relazioni economiche più strette con partner come la Cina o l'Argentina.

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