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Kazakistan e Azerbaijan

di Stefano Paolo Giussani

Il Kazakistan si presenta sul Decumano di Expo con uno dei padiglioni più originali, animato da folkloristici spettacoli che si susseguono sul palcoscenico esterno della struttura che, se non altro, ha il merito di ingannare l'attesa dei visitatori. Nella prima sala un'artista racconta la storia del Paese con suggestivi disegni nella sabbia. Segue un'immersione nella scienza, nelle risorse naturali, nell'uso dell'acqua, nelle tecniche agricole e nell'acquacultura tipiche del Kazakistan. Purtroppo passa quasi inosservato il racconto del disastro ambientale del lago d'Aral. L'assaggio di latte di giumenta fermentato anticipa al visitatore l'ultima sala del padiglione dove, grazie a poltroncine dinamiche e occhiali, viene riprodotto un filmato 3D che rappresenta il paesaggio e lo sviluppo economico del Kazakistan.

Lo spettatore, coinvolto nel filmato molto autocelebrativo, giunge infine ad Astana, la capitale che nel 2017 ospiterà l'Expo dedicata all'energia del futuro. Chiude il padiglione l'area ristorante e un negozio di souvenir. L'effetto specchiato alla luce del giorno diventa psichedelico al calar della sera. Grande padiglione, ma della natura Kazaka avremmo voluto saperne di più.

Azerbaijan

Quel che il Kazakistan celebra con gli spigoli, l'Azerbaijan attira con le sfere. Le pareti lignee ondulate che lo avvolgono rappresentano il vento tipico del territorio, metafora dei flussi culturali e migratori che da sempre attraversano la nazione. I visitatori sono accolti da strumenti musicali interattivi che celebrano il patrimonio melodico locale. La grande bussola posta nel pavimento ricorda la centralità del paese del Caucaso, con il passaggio delle persone nella prima sfera che rappresenta il viaggio verso i punti cardinali del mondo.

Salendo di un piano, ci si trova circondati da aiuole colorate interattive. Schermi touch mettono in mostra la crescita della nazione a livello agricolo, culturale e tecnologico. Qui un grande albero di melograno, ospitato nella seconda sfera, mostra sulla base della chioma i volti di uomini e donne del Paese.

Il secondo piano racconta la tradizione culinaria dell'Azerbaijan in tutte le sue varietà, attraverso delle ricette che vengono presentate su tavoli interattivi e installazioni in realtà aumentata. Chiude il percorso espositivo la terza sfera che ospita, al suo interno, un albero capovolto. Metafora forse un po' troppo sottile, ma che vuole esprimere, con le radici rivolte verso il cielo, una nuova visione del futuro per quanto riguarda la nutrizione del pianeta. Saremo capaci di cogliere questa preghiera?

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