Jean Ziegler, figura di spicco della sinistra svizzera e internazionale, è scomparso all’età di 92 anni
Il sociologo ed ex consigliere nazionale Jean Ziegler è deceduto mercoledì a Ginevra all'età di 92 anni a causa del morbo di Parkinson, come ha appreso la Radiotelevisione svizzera di lingua francese RTS dalla famiglia. Figura intellettuale di rilievo della sinistra svizzera e critico instancabile della globalizzazione, ha lasciato un segno indelebile nella vita politica e accademica per oltre mezzo secolo.
A 90 anni, l’inossidabile Jean Ziegler pubblicava un ennesimo libro. Già nel titolo, una domanda emblematica del nostro tempo: Dov’è la speranza?, un appello alla resistenza di fronte alle crisi globali e ai disastri contemporanei come guerre, carestie e disuguaglianze.
Oppositore del capitalismo neoliberale – che ha sempre considerato “la fonte di tutte le sciagure del mondo” –, questo marxista convinto invitava al risveglio delle coscienze per un futuro migliore.
Ziegler ha sempre ritenuto necessario superare questo “sistema basato sull’unico principio del profitto”. Una dottrina, a suo avviso, irriformabile, poiché fondata su “una totale assenza di controllo pubblico, parlamentare o statale”.
Ironia della storia per quest’uomo di sinistra: suo nonno, contadino, partecipò all’inizio del XX secolo alla fondazione del Partito dei contadini, degli artigiani e dei borghesi, ossia l’antenato dell’attuale Unione democratica di centro (UDC), il partito più a destra nello spettro politico svizzero.
+ Nel 2022 Jean Ziegler aveva accordato un’intervista a Swissinfo, disponibile in francese
“Il cervello del mostro”
Nel 1964 ha 30 anni e un incontro cambierà la sua vita. Militante comunista, gli viene affidato il compito di accompagnare Che Guevara, giunto a Ginevra per rappresentare Cuba alla prima Conferenza sullo zucchero. Quando il leader rivoluzionario deve ripartire, Jean Ziegler pensa di seguirlo in America del Sud.
Ma il Che lo dissuade: “Mentre a Ginevra vedevamo pubblicità di grandi banche, assicurazioni e gioiellieri, mi disse: ‘È qui, nel cuore del sistema, che devi combattere, perché è qui che si trova il cervello del mostro’”, ricorda Ziegler nella trasmissione #Helvetica. Da allora lo ha ripetuto come un mantra: ognuno deve lottare là dove è nato.
>> Jean Ziegler nella trasmissione #Helvetica nel novembre 2024 (in francese):
“Mi ha salvato la vita. Senza formazione militare, probabilmente sarei finito in una fossa comune in Guatemala o in Venezuela”, prosegue Jean Ziegler, sottolineando come Che Guevara gli abbia soprattutto fornito una strategia di lotta: l’integrazione sovversiva, ossia “utilizzare la propria posizione nel sistema per cambiarlo”. “È ciò che ho cercato di fare per tutta la vita”, riassume.
Intellettuale impegnato e controverso
Nel 1976, Jean Ziegler pubblica Una Svizzera al di sopra di ogni sospetto, un libro che avrà un’importante eco internazionale e in cui attacca frontalmente le élite e denuncia i profitti realizzati dalle multinazionali elvetiche a spese dei più poveri. Critica inoltre il segreto bancario e l’assoggettamento delle istituzioni del Paese al mondo finanziario.
Nel 1997 scrive La Svizzera, l’oro e i morti. Nelle interviste che ne seguono non esita ad affermare che i banchieri svizzeri hanno svolto il ruolo di “ricettatori di Hitler” durante la Seconda guerra mondiale.
La sua posizione virulenta – su questo e su molti altri argomenti – gli è valsa tanto l’ammirazione quanto l’opposizione.
Un ritratto tra ironia ed empatia
Nel 2016, il cineasta ginevrino Nicolas Wadimoff realizza un documentario sul celebre sociologo – una figura che in Svizzera non lascia nessuno indifferente – il cui impegno politico è rimasto immutato per decenni. Jean Ziegler, l’ottimismo della volontà riesce nell’impresa di non offrire né un ritratto accusatorio né un’agiografia.
Nel documentario, Ziegler appare sincero, affascinante, molto coerente, ma anche cieco e talvolta compiaciuto di sé. “A volte mi irrita, ma lo rispetto molto”, spiega il regista, che fu suo studente per alcuni mesi all’Università di Ginevra. “Volevo far cadere la maschera di quest’uomo che sembra sempre recitare un ruolo”.
>>> Il trailer del documentario di Nicolas Wadimoff:
Nicolas Wadimoff segue con la sua telecamera il sociologo, che all’epoca aveva 82 anni, nella sua casa ginevrina di Russin, alle Nazioni Unite, a Monaco e soprattutto a Cuba, l’isola rivoluzionaria a lui particolarmente cara. Lì Jean Ziegler esprime talvolta affermazioni molto divertenti e al tempo stesso discutibili, ad esempio quando dice di approvare la propaganda o di non dare importanza alla libertà di stampa.
“Volevo che il pubblico s’interrogasse sulle sue parole, sulla sua cecità, ma volevo anche che il resto dei suoi pensieri rimanesse udibile”, osservava il documentarista all’uscita del film. “Non credo che Jean Ziegler sia completamente ingannato dalla rivoluzione cubana. Ha una visione romantica. Vuole crederci, e ci crede perché è bello”.
19 aprile 1934: Il piccolo Hans, il suo vero nome – che è anche quello del padre –, nasce a Thun, “in una famiglia borghese e felice”, dirà in seguito. Cresce poi a Berna prima di stabilirsi a Ginevra, dove studia diritto e scienze sociali.
1953-1956: Studi di diritto a Berna e Ginevra, poi di diritto e sociologia a Parigi e, successivamente, sociologia a New York (1959). Durante il periodo parigino fa parte del movimento giovanile comunista “Clarté”. Frequenta Jean‑Paul Sartre e Simone de Beauvoir: quest’ultima gli suggerisce di francesizzare il suo nome in “Jean”.
Anni Sessanta: Lavora come avvocato a Ginevra.
1964: Incontra Che Guevara a Ginevra: una figura storica che, dirà spesso, influenzerà tutta la sua vita. In seguito incontrerà anche Nelson Mandela, François Mitterrand e Muammar Gheddafi.
1965: Sposa Wédad Zénié, sociologa egiziana, con la quale ha un figlio, Dominique Ziegler, nato nel 1970, che diventerà drammaturgo e regista teatrale.
Dal 1963 al 1967: È consigliere comunale socialista della Città di Ginevra.
Dal 1967 al 1999: È membro socialista del Consiglio nazionale (dal 1967 al 1983, poi dal 1987 al 1999), in rappresentanza del Cantone di Ginevra. Porta a Berna battaglie a favore dei diritti umani, della solidarietà internazionale e contro quello che definiva “l’ordine cannibalico del mondo”. È stato presidente del gruppo parlamentare Svizzera–Terzo mondo.
1972-2002: È professore di sociologia all’Università di Ginevra, si afferma fin dagli anni Settanta come una delle voci più contestatarie del panorama intellettuale svizzero.
1975: Presenta un’iniziativa parlamentare per l’estensione del diritto di voto e di eleggibilità a 18 anni invece di 20. Il testo viene adottato dal Parlamento e rappresenta una tappa importante verso la piena realizzazione della riforma nel 1991.
1994: La Francia lo nomina Cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere.
1999: Sposa in seconde nozze la storica dell’arte Erika Deuber‑Pauli, deputata al Gran Consiglio del Cantone di Ginevra dal 1985 al 2002. Politica di sinistra, è stata tra i membri fondatori dell’associazione Svizzera‑Palestina.
Dal 2000 al 2008: È relatore speciale dell’ONU sul diritto all’alimentazione, denunciando instancabilmente la fame come uno “scandalo assoluto” in un mondo in cui la produzione agricola basterebbe a nutrire l’intera popolazione mondiale.
Traduzione di Daniele Mariani
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