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Il Ticino non segue la Svizzera, frenata dell’export

Controlli all'interno di un'impresa chimico-farmaceutica Keystone


Le esportazioni ticinesi, che hanno nell’Italia il principale mercato nazionale di riferimento, hanno segnato il passo l’anno scorso.

Nel 2017, in controtendenza con il resto del paese (ad eccezione di Argovia con il -13%) le vendite all’estero di beni prodotti dalle imprese del cantone sudalpino sono regredite del 3,3%, a fronte di un export svizzero che è cresciuto quasi del 5% (4,8% per la precisione). Ma se le esportazioni, trainate soprattutto dai prodotti chimico-farmaceutici e dai macchinari ed elettronica, languono le importazioni vanno a gonfie vele.

Queste, pari a un valore di 9,2 miliardi di franchi, sono aumentate di un quarto (+25,5%) e il trend dal 2008 – anno in cui la bilancia commerciale ticinese era in sostanziale pareggio – indica una crescente divaricazione tra import ed export a favore del primo.

Nel 2017 sono stati esportati beni dal Ticino per un valore di circa 6,4 miliardi di franchi. Metà delle esportazioni totali sono costituite da prodotti chimico-farmaceutici (1,627 miliardi) e da macchinari e elettronica (1,435 miliardi), in terza posizione – in perdita di velocità – resta il settore tessile-calzature (0,9 miliardi). La quota dell’export ticinese, che per il 62% si indirizza verso il mercato Ue, è pari al 2,9% del totale svizzero (il Ticino è al 12° posto nella classifica intercantonale).

In proposito l’Istituto ricerche economiche (Ire) dell’Università della Svizzera italiana sottolinea come l’andamento delle esportazioni è analogo a quello federale fino al 2011 ma “dal 2012 in poi, mentre le esportazioni svizzere crescono, il Ticino registra un ridimensionamento dell’export cantonale”, in particolare nei tre anni successivi.

Il principale mercato di riferimento per le imprese ticinesi resta quello italiano (19%) che è progredito del 6,3% l’anno scorso ma in crescita sono anche il Medio oriente (+9,4%) e l’Asia, in particolare Giappone (+12,7%) e Hong Kong (+7,1%). C’è da dire però che quello cinese, nonostante gli accordi commerciali firmati recentemente da Berna, resta un mercato marginale per l’economia ticinese (4%).

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Nell’Unione Europea, dove viene esportato il 62% dei prodotti cantonali, si è distinta l’anno scorso soprattutto la Francia (+10,6%, 5,4% del totale) mentre in Germania si è avuta una crescita (+6,1%, 13,7% del totale) analoga a quella osservata in Italia. Forte crescita si è assistita negli ultimi anni sul mercato statunitense, che assorbe ormai un sesto (16,6%) della produzione ticinese, anche se a dire il vero proprio del 2017 si è osservato un momentaneo assestamento (-25,9%), dovuto essenzialmente alla frenata degli scambi nel comparto chimico-farmaceutico. 

Questo settore, che da solo costituisce quasi la metà (45%) del totale delle esportazioni svizzere e un quarto (26%) di quelle ticinesi, resta cruciale per l’economia elvetica. In questo segmento le esportazioni ticinesi sono cresciute a tassi leggermente superiori rispetto a quelli nazionali negli ultimi sei anni. Ma nel contempo proprio l’andamento difficoltoso del chimico-farmaceutico nel 2017 spiega, secondo i ricercatori dell’Ire, la frenata delle esportazioni ticinesi. 

   

 

 

 

 

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