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Capraia, una vita tra carcere e turismo

A Capraia vivono poco più di 400 persone. Wikipedia/Lucarelli

C'era una volta il carcere: senza mura e recinzioni, ma tutt'intorno solo il mare. Capraia, a 30 anni dalla sua chiusura, gli deve ancora molto.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 aprile 2021 - 16:00

Capraia è un’isola vulcanica del Mar Tirreno - la più distante dalla terraferma dell’Arcipelago ToscanoLink esterno - raggiungibile dal continente solo con un traghetto da Livorno. Proprio per la sua posizione remota, a fine ‘800, l’isola viene scelta per l’istituzione di una particolare colonia penale agricola: un carcere senza mura o recinzioni, dove i detenuti scontano la propria pena svolgendo attività agricole e servizi domestici indispensabili per il paese.

Il carcereLink esterno, luogo della chiusura per eccellenza, apre nel corso di un secolo delle nuove opportunità per la piccola comunità. I prodotti del lavoro dei detenuti sono infatti venduti a prezzo modico, mentre gli agenti di custodia, trasferitisi con le proprie famiglie, si mischiano alla popolazione, contribuendo all’economia capraiese con le proprie spese.

A 30 anni dalla chiusura il carcere ha ancora un ruolo nel presente isolano: le sue strutture sono diventate una destinazione per i visitatori che animano il paese durante l’alta stagione, mentre i suoi antichi campi sono oggi sede delle aziende turistiche di giovani contadini.

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Questo è l'ultimo di una serie di quattro servizi pubblicati da RSI News e dalla trasmissione radiofonica AlbachiaraLink esterno intitolata "Isolati da sempre". Il viaggio è partito da Ginostra, nel Mediterraneo, e dopo aver toccato le Alpi per visitare Chamois e Codera, si è concluso a Capraia.

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