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Incontro con Renato Pozzetto Il "ragazzo" torna in campagna

Dalle alture del Lago Maggiore Renato Pozzetto svela alcuni particolari inediti della sua vita. Sapevate ad esempio che l’attore è per metà italiano e per metà svizzero?

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INtervista con l'attore Renato POzzetto

Il “ragazzo” torna in campagna. Potrebbe essere questa la sintesi di una conversazione avuta con Renato Pozzetto in una dimora da dove si domina il Lago Maggiore parte ticinese, la sponda lombarda e quella piemontese, una sintesi che fa il verso ad uno dei suoi film più amati, appunto “Ragazzo di campagna”.

In questo incontro avvenuto nella Locanda Hotel di Laveno Mombello che porta il suo cognome e dove ogni tanto si ritira, il noto attore lombardo svela di essere per metà italiano e per metà svizzero. La mamma infatti era ticinese, mentre sua moglie era del cantone Soletta, particolari questi non così noti al pubblico che lo segue e lo apprezza da anni.

I rapporti con la Svizzera non sono iscritti solo nei documenti. L'attore ha spesso frequentato il Ticino: molti lo ricordano a bordo della sua barca arrivare a Locarno per il Festival del cinema, altri lo hanno salutato in piccoli ma pregiati grotti della Svizzera italiana.

Le origini

Pozzetto, in quest'occasione, ha narrato delle origini come “povero figlio della guerra”, della sua conoscenza ed amicizia con Cochi avvenuta proprio sulle rive del Lago Maggiore, in quei posti che sfiorano il Ticino e che spesso sono stati “teatro” delle sue pellicole.

Esordi che hanno visto il fortunato incontro con l’artista provocatore Piero Manzoni, amicizia che ha portato Cochi e Renato in due osterie milanesi: il Giamaica in Brera e l’Oca d’Oro in zona Porta Romana. Qualche serata con la chitarra a recitar canzoni in dialetto hanno aperto a Pozzetto una carriera fatta di cabaret, teatro e cinema, fino al recentissimo esperimento di cine-cabaret.

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Cochi e Renato nello sketch come porti ic apelli bella bionda

Un ricordo dell'amico Villaggio

Durante la chiacchierata, Pozzetto ha anche tracciato un ricordo del suo lavoro con il compianto Paolo Villaggio, morto lo scorso 3 luglio a Roma. I due sono stati protagonisti di numerose pellicole, tra le ultime la serie “Le comiche”, ma l’attore lombardo ha “scomodato” i ricordi dell’esordio di lui, Cochi e Villaggio all’interno della televisione italiana di quegli anni ’60, in un mondo che cambiava velocemente, quello del boom economico, con un linguaggio - il loro - tutto da inventare.

Un modo di approcciarsi al pubblico per modi e dialoghi nella trasmissione “Quelli della Domenica”, che sarebbero poi rimasti come cifra distintiva in tutta la carriera artistica di tutti e tre.

Una fama che non conosce confini e generazioni

Renato Pozzetto riceve ancora oggi inviti di persone che lo vogliono per assistere a rievocazioni parziali dei suoi film, scene diventate in qualche modo “cult”. Proprio qualche settimana fa, un gruppo di persone su Facebook ha lanciato l’appello per “andare a vedere il treno” nel posto dove l’attore girò la scena di Ragazzo di campagna, “perché il treno è sempre il treno”.

Negli anni dove la televisione prendeva o si vedeva male nelle campagne lombarde, lo spettacolo - con tanto di sedie come al cinema - era il passaggio del “mostro di ferro”. In alcuni dei territori dove furono girati suoi film, pensiamo a Casoni nel Pavese, c’è un vero e proprio pellegrinaggio a distanza di oltre trent’anni per rivedere quell’osteria, quel cascinale, quella piazza lasciate da Artemio, contadino dalle battute cult, per andare nella caotica Milano. Oggi, a distanza di tempo, “il ragazzo” è tornato in campagna.

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