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In Svizzera è spesso difficile farsi nuovi amici

Le amicizie sono un bene prezioso ma non c è sempre tempo per coltivarle.
Le amicizie sono un bene prezioso ma non c'è sempre iol tempo per coltivarle. Keystone / Alessandro Crinari

Lo studio condotto dall'Istituto Gottlieb Duttweiler (GDI) rivela che ogni persona ha in media quattro buoni amici e amiche ma per la metà degli interpellati/e non sempre si riesce a coltivare le relazioni sociali.

Chi vive in Svizzera ha in media quattro buoni amici e una cerchia di amicizie allargata di otto, secondo l’indagine commissionata dal comparto per la promozione culturale del grande distributore Migros (Percento culturale Migros) che ha interessato 3’000 persone provenienti dalle tre maggiori regioni linguistiche nazionali.

La prima grande inchiesta di questo tipo in Svizzera, secondo quanto hanno sottolineato le e gli autori, evidenzia l’importanza delle amicizie per la coesione sociale, la qualità della vita e la salute individuale. Quasi tre quarti degli interpellati si sono detti soddisfatti delle loro amicizie, ma la metà si rammarica di non avere abbastanza tempo per coltivarle.

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Più relazioni a sud delle Alpi

I dati elvetici sono, che sono paragonabili a quelli di Stati Uniti e Germania, mettono in luce differenze regionali: gli interpellati di lingua francese hanno più amici intimi (4,3 in media) rispetto a quelli di lingua tedesca (3,9) e italiana (3,3) ma questi ultimi hanno una cerchia di conoscenze più ampia (50 persone, contro le 41 della Romandia e le 30 della Svizzera tedesca) e una maggiore frequentazione dei loro contatti privilegiati.

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Difficile farsi nuovi amici in Svizzera

Un secondo dato rilevante che emerge dallo studio è la difficoltà di entrare nelle cerchie di amicizia svizzere, perché, viene sottolineato, sono relativamente statiche e basate su relazioni di lunga data. La lealtà e la fiducia richiedono tempo per svilupparsi, e le e i nuovi arrivati nel Paese lamentano costantemente la mancanza di spontaneità quando si tratta di creare legami.

“La difficoltà di fare amicizia sembra essere il prezzo da pagare per un sostegno generale (nella società) e per un sistema politico stabile”, indicano le e i ricercatori, per i quali la Svizzera privilegia “amicizie omogenee e durature”, che contribuiscono alla coesione sociale. Interessante notare che nazioni come la Danimarca, la Norvegia e i Paesi Bassi presentano profili comparabili.

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L’importanza del web

Uno dei motori della socializzazione è costituito da internet. Al riguardo è curioso che i contatti online che portano a un’amicizia siano più comuni tra le e gli over 35 (13%) che tra le e i giovani (9%), percentuale che sale addirittura al 17% tra le e i pensionati.

Gli ambiti privilegiati per fare amicizia sono la scuola e il lavoro (43,7%), seguiti dalla famiglia e dai conoscenti (23,5%) e dallo sport (10%). Le amicizie circoscritte all’online rappresentano meno del 3% del totale.

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All’origine di un’amicizia c’è spesso la condivisione dello stesso senso dell’umorismo (79% dei casi), seguita dal contesto culturale, vale a dire provenienza e lingua madre (71%), da un analogo livello di istruzione (64%). Una minore rilevanza ce l’hanno il modo di vestire e la situazione economica, che sono determinanti rispettivamente solo nel 41% e nel 46% dei casi.

Cosa si fa assieme?

Le tre principali attività condivise tra amici sono uscire a cena o a una festa, lo scambio dialettico su ogni tipo di argomento e la condivisione di sentimenti, paure e debolezze. Questi tre ambiti sono prioritari per oltre l’80% del campione selezionato, con poche differenze tra i sessi, ad eccezione della sfera sentimentale che è un tema di discussione prevalente soprattutto tra le donne.

Lo studio si interroga anche sugli effetti tangibili che scaturiscono dalle relazioni di amicizia. E tra questi il più citato riguarda il fatto che riescono a far cambiare idea su un determinato argomento. Da notare un ultimo dato che emerge dalla ricerca e che concerne l’assenza – volontaria o subita – di relazioni sociali: Il senso di solitudine non è necessariamente correlato al numero di amici. Un “under 35” su tre infatti dichiara di sentirsi solo, contro il 13% dei pensionati.

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